A Secondigliano, il carcere si trasforma in un campo di battaglia. Ieri, durante un blitz fulmineo, la Polizia Penitenziaria ha sequestrato un arsenale di tecnologia illegale e diverse dosi di stupefacenti. È il segnale di un’emergenza che non accenna a placarsi.
Nella mattinata di venerdì, gli agenti, guidati dal Primo dirigente Gianluca Colella, hanno fatto irruzione nel reparto “Liguria”, dove si trovano i detenuti del circuito di Alta Sicurezza. Il bilancio è scioccante: venti smartphone di ultima generazione, tre micro-telefonini e sei panetti di hashish sono stati trovati e confiscati dai poliziotti. “Ogni giorno affrontiamo un nemico invisibile”, ha dichiarato Raffaele Munno, vicesegretario regionale del SAPPE, evidenziando l’accuratezza delle operazioni di intelligence.
Il problema, però, è in costante espansione. “L’azione di contrasto è continua e la nostra squadra è costantemente all’opera”, afferma Donato Capece, segretario generale del SAPPE. “Ma questi sequestri non bastano a fermare un fenomeno che mette in pericolo la sicurezza all’interno degli istituti”.
Il carcere di Secondigliano è in condizioni critiche: oltre 1.500 detenuti per una capienza di 1.000 posti. Le parole di Capece pesano come un macigno: “La carenza di personale è cronica, e senza interventi strutturali dal DAP, la situazione non migliorerà”.
Ma come affrontare la crescente minaccia dei droni e dei dispositivi elettronici occultati? “Non possiamo vincere solo con le perquisizioni tradizionali”, avverte Capece. “Serve tecnologia avanzata per schermare e rilevare i dispositivi”.
In un contesto urbano dove la criminalità si adatta e si evolve, il carcere di Secondigliano diventa un microcosmo delle sfide sociali e di sicurezza. I cittadini si chiedono: quali misure saranno adottate? E quali rischi corriamo, quando la sicurezza sembra sempre più un miraggio?