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Sant’Anastasia, bimba ferita nella stesa: l’ultimo verdetto colpisce tutti
Confermato il verdetto: Emanuele Civita, il giovane colpevole della “stesa” a Sant’Anastasia, dovrà scontare 11 anni e 8 mesi di reclusione. Una condanna che non solo chiude un capitolo giudiziario, ma riaccende l’allerta sulla sicurezza in provincia di Napoli.
Nel 2023, durante un agguato in pieno giorno, i proiettili sparati senza pietà colpirono la piccola Assunta, solo dieci anni, mentre si trovava con la sua famiglia. “Un atto inqualificabile”, è stato il commento di un testimone che ha assistito alla scena drammatica. La bambina, subito ricoverata al Santobono, è sopravvissuta, ma le conseguenze dell’episodio rimangono incise nel cuore di tutti i presenti.
I proiettili non risparmiarono nemmeno i genitori della bimba: il padre fu colpito al polso e la madre all’addome. Un episodio che, secondo gli inquirenti, avrebbe potuto trasformarsi in una strage. La Corte di Cassazione, rigettando il ricorso dell’imputato, ha dato il suo ulteriore sigillo a una vicenda che ha scosso l’intera comunità.
“È un processo vergognoso che si chiude”, ha dichiarato l’avvocato della famiglia, Paolo Cerruti. “La violenza è figlia della cultura camorristica, e questo episodio è solo la punta dell’iceberg.” Le sue parole risuonano forti, ricordando altri crimini recenti, come l’omicidio di Giògiò in piazza Municipio e quello di Francesco Pio Maimone a Mergellina. “C’è una mentalità che va estirpata, aggravata dal metodo mafioso”, ha insistito.
A intervenire sulla questione è stato anche il deputato Francesco Emilio Borrelli. “Servono pene esemplari per i giovani coinvolti nella criminalità. Quello che è accaduto a Sant’Anastasia è una tragedia sfiorata.” Ma la sua attenzione non si limita alla giustizia penale; Borrelli punta il dito anche sul contesto familiare, evidenziando la necessità di interventi di tipo educativo. “In alcuni casi, è indispensabile considerare la revoca della responsabilità genitoriale per chi non offre modelli positivi.”
Questo episodio è solo l’ultimo di una serie di atti violenti che stanno affliggendo la città, costringendo le istituzioni a interrogarsi sulle cause profonde di un fenomeno che paralizza i giovani e spinge molti verso la criminalità. Il dibattito si accende nella società civile: come agire, come recuperare il futuro? Le domande rimangono aperte, in attesa di una risposta concreta.
