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Salerno: caos al Ruggi, l’ospedale pubblica il primo pacemaker senza fili!
A Napoli, la salute fa notizia, ma non sempre è per motivi felici. Nella tranquilla Salerno, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona ha raggiunto un traguardo senza precedenti: il primo impianto del “Micra AV2”, un pacemaker senza fili. Un’azione che non solo segna un passo avanti per la sanità campana, ma solleva interrogativi sulla condizione delle strutture sanitarie nella nostra città.
“È un cambiamento epocale, una soluzione all’avanguardia per chi soffre di problemi cardiaci,” spiega il dottor Fabio Franculli, direttore dell’Unità di Elettrofisiologia e Aritmologia. Le parole del medico risuonano come un conforto, ma dietro a questo traguardo si cela una realtà allarmante. Napoli, capitale di gravi disparità sanitarie, rimane ancorata a pratiche e tecnologie di anni fa.
Il “Micra AV2”, grande poco più di un’unghia, revolutiona la cardiostimolazione. Inserito direttamente nel cuore, elimina la necessità di interventi invasivi. Un vantaggio significativo, considerando le alte probabilità di complicanze dovute a infezioni nei metodi tradizionali. Questo dispositivo è una promessa di vita, ma a chi è realmente accessibile?
Intanto, i numeri parlano chiaro: nel 2025, il reparto di Elettrofisiologia ha effettuato 1.500 procedure specialistiche. Un’imponente attività che, però, sembra lontana dall’essere replicabile a Napoli, dove i servizi rimangono spesso sotto pressione, e il diritto alla salute diventa un miraggio per molti.
Nel cortile dell’ospedale, un testimone afferma: “A Napoli, speriamo che questi successi si moltiplicheno. È tempo di porsi il problema vero: perché qui non abbiamo queste tecnologie?” Le parole si perdono nell’aria densa di attesa. La gente cerca risposte, mentre il sostegno pubblico alla sanità resta cruciale.
Il caso del pacemaker senza fili è solo la punta di un iceberg che galleggia in un mare di difficoltà. A Napoli, i cittadini meritano lo stesso accesso a cure moderne, eppure molte domande restano in sospeso. La voce che grida nel silenzio chiede: come si può garantire pari opportunità sanitarie a tutti? E in quale direzione stiamo andando?
