
Napoli è tornata a far parlare di sé, ma questa volta il palcoscenico è piazza Dante, cuore pulsante della città, diventato arena di una battaglia che incendia gli animi. Venerdì scorso, una manifestazione di rider organizzata dalla Ugl ha messo in scena uno scontro di visioni del lavoro, dove ogni slogan lacerava l’aria denso di tensione. “Non vogliamo il contratto”, urlavano i manifestanti, chiari e determinati: “Giù le mani da Glovo”, rivendicando la loro libertà e autonomia.
Tra le facce affaticate e agitate di chi lotta per il diritto a lavorare in modo indipendente si ergeva il segretario generale Ugl, Paolo Capone. In mezzo alla folla, ha lanciato forte e chiaro: «Non può esistere che qualcuno voglia ridurre questa categoria a lavoratori dipendenti contro la loro volontà». Le sue parole sono state come un eco in una piazza storica, ma non tutti hanno condiviso quel sentire corale.
La tensione è salita, e la giornata ha preso una piega inaspettata. La Cgil di Napoli e Campania ha denunciato attacchi diretti, fra cori ostili e il boato dei petardi esplosi vicino alla Camera del lavoro metropolitana. «È stata una vile strumentalizzazione», ha affermato un rappresentante del sindacato di sinistra, parlando di «assalto squadrista» e minacce che rimbombavano tra i palazzi storici. Per la Cgil, il contratto firmato da Ugl con Glovo e Deliveroo è «pirata», una macchia sui diritti dei lavoratori, una forma di sfruttamento che non può e non deve essere tollerata.
Ciò che accade in queste piazze, però, è solo uno dei tanti capitoli di una saga più ampia, che intreccia le storie di centinaia di lavoratori. Mentre alcuni sognano l’autonomia, altri gridano per la giustizia sociale. “È ora di farsi sentire”, ribadiscono i manifestanti, ma la domanda è: a quale costo? La lotta per i diritti dei rider si intensifica, ma dove ci porterà? La città attende risposte, mentre la tensione resta palpabile, pronta a esplodere in qualsiasi momento.