Sotto il sole cocente di Napoli, un episodio di truffa sta suscitando inquietudine tra i cittadini. Oggi pomeriggio, nel cuore pulsante della zona universitaria di Corso Umberto, un uomo dai modi impeccabili ha messo in scena una “mandrakata” che ricorda perfettamente le truffe narrate nei film.
“È entrato nel bar con una giacca elegante e un foulard”, raccontano i titolari, ancora increduli. “Aveva un sorriso e un’aria composta. Ha ordinato tre caffè e una Redbull, promettendo di farli consegnare nell’ufficio di fronte, dove ci sarebbe stata sua moglie con 50 euro. Ci ha fatto abboccare”.
Il fattorino, fiducioso, ha seguito l’uomo inseguito da un entusiasmo ingannevole, pronto a consegnare il resto di 45 euro. Ma al pianerottolo dell’ufficio, un vero e proprio buco nero di truffa lo attendeva. Nessun ufficio, nessuna donna con i soldi. Solo un’amara realtà che riconduce a una vecchia commedia all’italiana.
Il raccolto di incredulità è tangibile. Ogni Napoli, sporca e vivace, sembra conoscere storie come queste, specie nei vicoli e nel pullulare di volti familiari. Ma l’odio per il raggiro si nutre di un’irrefrenabile verità: “Purtroppo, è una delle classiche truffe che si facevano alcuni anni fa”, continuano i titolari, “Ricorda tanto ‘Febbre da Cavallo’. Ma ora è triste vedere che è tornata di moda”.
Qualcuno nel bar propone di avvisare le autorità, e così accade. La denuncia viene sporta, ma l’eco della truffa si diffonde ben più velocemente della polizia. I social iniziano già a vibrare con post e commenti, mentre i napoletani si interrogano su come sia possibile che un gesto così sfacciato possa tornare a imperversare nella loro città.
L’aria pesante di sfiducia avvolge i passanti, e si fa forte la necessità di proteggere un patrimonio di buone pratiche e onestà. Ma la domanda resta in sospeso: come sfuggire a questi nuovi raggiri, quando il prossimo potrebbe essere proprio dietro l’angolo, mascherato da un innocuo sorriso?