La tensione a Napoli è palpabile, come il profumo di sfogliatella che riempie l’aria. Oggi l’attenzione è tutta per Daniela Santanchè, ex ministra del Turismo, che ha rassegnato le dimissioni dal governo di Giorgia Meloni. Una lettera indirizzata alla premier, in cui la Santanchè non si tira indietro e mette in chiaro: «Obbedisco, ma con amarezza».
In un passaggio del suo messaggio, dice: «Ho voluto che fosse chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo». Nessun passo indietro spontaneo, dunque, ma una decisione imposta da circostanze politiche che scuotono anche il cuore pulsante di Napoli.
«Il mio certificato penale è immacolato», scrive. Parole forti, che rimbombano come un colpo di tamburo in una città abituata a lottare contro le ingiustizie. La Santanchè non vuol essere il capro espiatorio di una situazione complicata, accennando a risultati ottenuti anche nella sua regione d’origine. «Non voglio pagare per una sconfitta che non è stata determinata da me», afferma, lasciando sul tavolo interrogativi che si riflettono nei volti dei napoletani.
In queste ore, si susseguono le voci tra i cittadini, da Chiaia a Forcella, mentre si discute dell’ombre che si addensano sull’operato del governo. Si susseguono commenti: «Cosa ci si può aspettare ora?». Alcuni credono che la sfida interna al governo di Meloni si stia intensificando, altri già immaginano le prossime mosse politiche.
Mentre la lettera di Santanchè circola, la città si prepara a una nuova fase. Le strade di Napoli, da sempre teatro di battaglie, assistono impassibili a un’altra guerra, quella tra potere e responsabilità. E intanto, lo sguardo dei cittadini rimane fisso sull’orizzonte: quale sarà il futuro di questo governo che sta già barcollando? Le domande si moltiplicano, le repliche si scaldano. Una cosa è certa: i napoletani non rimarranno in silenzio.