Due ragazzi feriti a colpi di pistola alla Mianella. Una notizia che, purtroppo, non fa notizia in una città come Napoli. Ma quando uno di loro risulta imparentato con A’ Scigna, noto boss del clan Licciardi di Secondigliano, la questione assume contorni più inquietanti. È la dimostrazione di come la violenza e la criminalità organizzata continuam a tessere legami con la gioventù napoletana.
In un contesto dove la mafia continua a esercitare il suo potere pervasivo, la normalizzazione dell’uso della violenza tra i giovani sembra essere una realtà inquietante. È allarmante pensare che la vita di ragazzi ancora in fase di crescita possa essere influenzata da clan mafiosi. La criminalità, a Napoli, pare più di un’ombra: è spesso un’empieta compagna di vita.
Come racconta un residenti del quartiere, “qui i ragazzi nascono e crescono con la consapevolezza che il rispetto si conquista anche con la paura”. Frasi come questa pongono interrogativi su cosa significhi crescere a Napoli: un luogo affascinante e ricco di storia, ma in cui la violenza sembra aver trovato una sua tragica normalità. La bellezza naturale della Campania, con i suoi panorami mozzafiato, fa da sfondo a vicende che lasciano senza parole.
Per affrontare questo fenomeno c’è bisogno di una mobilitazione collettiva sia da parte delle istituzioni che della società civile. I giovani non hanno bisogno di armi, ma di opportunità: cultura, sport, lavoro. È da queste scelte che può scaturire un cambiamento reale. Ma la domanda rimane: siamo davvero pronti a combattere questa battaglia contro il tempo?