Napoli in allerta: Epatite A riempie i reparti del Cotugno, ma i medici frenano l’allarme

Napoli in allerta: Epatite A riempie i reparti del Cotugno, ma i medici frenano l’allarme

Napoli in allerta: Epatite A riempie i reparti del Cotugno, ma i medici frenano l’allarme

L’ospedale Cotugno di Napoli, baluardo delle malattie infettive, si trova a dover fare i conti con un caso allarmante: un’impennata inaspettata di casi di Epatite A. Sono attualmente 60 i pazienti in carico, con 51 già ricoverati e 9 in attesa nel pronto soccorso. Un vero e proprio campanello d’allarme che scuote la città.

“Stanno tutti bene”, spiega Raffaele Di Sarno, responsabile del pronto soccorso infettivologico, ma il numero di ricoveri ha colto tutti di sorpresa. I dati aggiornati non mentono, eppure nessuno parla di epidemia: la situazione è sotto controllo, ma il fenomeno richiede attenzione, non solo a Napoli, ma anche nella provincia e nel Casertano.

Perché proprio ora? I medici puntano il dito sulle tradizioni alimentari legate alle festività. È risaputo che dopo il periodo natalizio si verifica un incremento dei casi. Quest’anno, però, cifre e statistica non si allineano: “I numeri ci hanno sorpresi perché sono decisamente superiori alla norma”, sottolinea Di Sarno.

I casi sembrano quasi tutti uniti da un filo conduttore: il consumo di frutti di mare crudi. Un “classico” della tavola campana, ma anche il principale veicolo per il virus. La gente, approfittando delle festività, ha abbondato ma ora ne paga le conseguenze.

Il contagio avviene per via oro-fecale, una parolina che fa venire i brividi. Le mani sporche e cibo contaminato possono costituire una combinazione esplosiva. “Basta una mela toccata da chi è infetto”, avvertono gli esperti. E così il Cotugno ha redatto una sorta di vademecum per i cittadini che si fa sentire come un colpo di tamburo: niente crudo, solo cottura rigorosa! I frutti di mare devono essere in acqua bollente per almeno quattro minuti.

Ma le raccomandazioni non finiscono qui. Un richiamo forte all’igiene, fondamentale per prevenire il contagio. Lavarsi bene le mani, soprattutto prima di maneggiare qualsiasi alimento. E la grande arma? Il vaccino, che ha dimostrato la sua efficacia. “Dà protezione in 15 giorni e ci si può vaccinare a partire da un anno di età”, prosegue Di Sarno, lanciando un messaggio chiaro: la prevenzione è l’arma più efficace.

Ma la domanda che aleggia è: quanto influisce davvero il comportamento collettivo nelle tradizioni gastronomiche su questa nuova ondata? Napoli, da sempre famosa per la sua cucina, si trova ora al centro di un dilemma. I cittadini sono avvisati, ma la consuetudine di gustare i frutti di mare crudi continuerà a prevalere? In un clima di festa e convivialità, ci sarà sufficiente coscienza per cambiare abitudini?

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