Napoli, un nome che evoca passione e vita. Ma oggi, tra i vicoli stretti del quartiere Arenaccia, c’è silenzio e dolore. La conferma dell’ergastolo per Pinotto Iacomino, reo confesso dell’omicidio della moglie Ornella Pinto, ha riacceso le emozioni in una comunità che fatica a dimenticare quella tragica mattina del 3 marzo 2021.
Ornella fu trovata senza vita, colpita da ben tredici coltellate, mentre il loro bambino di quattro anni dormiva serenamente in un’altra stanza. “Non c’erano segni di difesa, era come se non avesse avuto il tempo di reagire”, racconta un vicino, ancora scosso dai fatti. Iacomino, secondo le indagini, la uccise nel sonno, mentre cercava di far credere che tutto fosse avvenuto durante una lite furiosa.
Ogni angolo di quel quartiere porta con sé l’eco di quella tragedia. Gli avvocati di parte civile hanno chiesto e ottenuto la conferma della pena, sottolineando la premeditazione e la crudeltà dell’atto. “Il dolore di Stefania Pinto, sorella di Ornella e ora tutrice del bambino, è palpabile. Nessuna somma può riparare a un lutto così enorme”, afferma il legale Gianmario Siani.
La sentenza, emessa dalla Corte di Assise di Appello di Napoli, riflette non solo il crimine in sé, ma un problema più grande che affligge la società: le vittime di violenza domestica. La comunità si sente impotente, ma la richiesta di giustizia non si ferma. “Dobbiamo fare di più per proteggere le donne”, chiosa un’anziana del quartiere.
E mentre il sole cala su Napoli, la domanda rimane: cosa possiamo fare per prevenire che simili tragedie accadano ancora? La tensione è palpabile, e il dibattito è soltanto agli inizi.