Ad Avellino, l’aria è tesa mentre i carabinieri hanno messo le manette a cinque giovani, accusati di assalti esplosivi a bancomat. “Siamo stati avvisati da un’automobilista, ma non immaginavamo la violenza della scena”, racconta un testimone. È un’operazione che sconvolge la quiete del centro, scattata all’alba del 20 marzo, a seguito di due colpi audaci di una banda, soprannominata “banda della marmotta”.
Il loro modus operandi, inquietante, è emerso nei mesi precedenti: un ordigno artigianale per esplodere gli sportelli automatici, un attacco rapido e devastante. Il primo colpo avviene a Gesualdo, dove lo sportello della Bper si trasforma in un campo di battaglia. Gli agenti raccontano di esplosioni che scossero il quartiere, provocando grandi danni strutturali e un senso di allerta tra i residenti.
A dicembre, la banda colpisce ancora, questa volta a Lacedonia. Un assalto simile, un altro ATM della BPM nel mirino. Le sirene dei carabinieri echeggiano nella piazza. La ferocia di questi assalti ha acceso un campanello d’allarme, non solo per le forze dell’ordine, ma anche per i cittadini, sempre più preoccupati dalla crescente ondata di crimine.
Con l’aumento dei furti, le indagini si intensificano. Gli uomini del comando provinciale di Avellino non perdono tempo e iniziano un’operazione meticolosa, analizzando telecamere, flussi telefonici e tracciamenti. “È un lavoro complesso, ma siamo determinati a fermare questa violenza”, afferma un ufficiale, visibilmente coinvolto nella questione.
Ma i dubbi non si fermano qui. Gli investigatori sospettano che la banda possa aver colpito anche in Abruzzo e Molise. Ogni pista viene seguita con attenzione, mentre l’ultimo membro del gruppo è ancora in fuga. La domanda resta nella mente dei cittadini: fino a dove si spingeranno questi giovani nella loro follia criminale? L’ombra della banda della marmotta continua a gravare su Avellino, alimentando paure e interrogativi.