«Morte di Domenico: la madre denuncia, “A Oppido siamo solo dimenticati”»

«Morte di Domenico: la madre denuncia, “A Oppido siamo solo dimenticati”»

«La vittima qui è solo Domenico». Le parole di Patrizia Mercolino risuonano come un macigno nel silenzio angosciato di Napoli. In un angolo del suo cuore lacerato, la madre del piccolo Domenico Caliendo, morto a soli due anni e quattro mesi dopo un trapianto cardiaco, raccoglie la forza per cercare verità e giustizia. È una questione di umanità, di dolore e di un’immane fragilità che ora tiene in scacco una città intera.

La ferita aperta è visibile nel volto del padre, Antonio Caliendo. Davanti alle telecamere, la sua testimonianza è un grido di rabbia trattenuta: «Non ho avuto la forza di dire ai nostri altri due figli che il fratellino non c’era più. Lo ha detto loro la mamma». Un momento devastante in una famiglia già travolta dalla tragedia. Patrizia insiste: «Voglio sapere tutto. Non mi hanno mai detto niente, era come se fossimo invisibili». La sua richiesta è chiara, tanto semplice quanto disperata.

In queste ore, il Tribunale di Napoli si prepara a una battaglia legale che potrebbe cambiare tutto. Oggi, il gip Mariano Sorrentino nomina un nuovo perito, il professor Ugolino Livi, sostituendo Mauro Rinaldi, il cui passato in pubblico ha sollevato non pochi dubbi sulla sua imparzialità. Una mossa necessaria, in un contesto già tanto fragile.

La vera attenzione, però, è sul mistero che avvolge l’autopsia: come sono andati realmente i due interventi, quello di Bolzano e quello di Napoli? La Procura non lascia nulla di intentato e avanza domande cruciali. L’espianto del cuore donato, gestito dall’équipe capitanata dalla dottoressa Gabriella Farina, è diventato un enigma di difficile soluzione. Cosa è successo davvero in quella sala operatoria?

Le voci di chi sta cercando la verità si fanno sempre più insistenti. «Vorremmo sapere se l’aorta è stata clampata prima dell’arrivo in sala operatoria, e perché ci è stata negata la cartella anestesiologica dal Monaldi», incalza l’avvocato Francesco Petruzzi. Tutto ruota attorno a un momento cruciale: il 23 dicembre, giorno dell’intervento che ha segnato la differenza tra vita e morte per Domenico.

Un passaggio in cartella clinica, sottolineato dallo stesso dottor Oppido, annota che il cuore del donatore era «estremamente congelato». Una frase che fa accapponare la pelle e genera interrogativi inquietanti: quali scelte sono state fatte? Fu davvero l’unica soluzione possibile? La disperazione di Patrizia si trasforma in un’interrogazione pubblica: ogni dettaglio conta, ogni ommissione può rivelarsi fatale.

A Napoli, in questi giorni, l’aria è carica di tensione. Il dolore di una famiglia si intreccia con le indagini, in un mosaico di responsabilità che devono ancora venire alla luce. La domanda è aperta, la ricerca di giustizia è accesa. Ma, come dice Patrizia, «la vittima qui è solo Domenico». Quali verità emergeranno? E quali ombre potranno ancora avvolgere questa storia tragica?

Fonte

«Morte di Domenico a Napoli: Oppido si presenta come la vittima. Le sue parole shock»

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