Guido Oppido si sente chiamato in causa, ma non si considera colpevole. Il cardiochirurgo, al centro di un’inchiesta per omicidio colposo dopo la morte del piccolo Domenico Caliendo, si è difeso in diretta durante la trasmissione “Lo stato delle cose” su Rai 3. Con toni accesissimi, ha rivendicato le sue azioni, definendosi “vittima” di un sistema e delle circostanze.
“Ho salvato tremila bambini”, ha dichiarato, mentre il suo sguardo si faceva sempre più intenso, quasi a cercare la comprensione del pubblico che lo guardava. Ma il contesto non è semplice. Solo una settimana dopo l’intervento del 23 dicembre, in cui a Domenico era stato impiantato un cuore danneggiato, la situazione è precipitata. L’aria a Napoli è pesante: le polemiche, il dolore, e la ricerca di risposte.
La troupe di Massimo Giletti ha seguito Oppido fino all’ingresso del suo condominio, dove un confronto teso ha preso forma. Allontanatosi sulle scale, ha caduto inaspettatamente, lasciando intendere quanto il peso di questa situazione lo stesse schiacciando. “Ho fatto tutto quello che dovevo fare”, ha ripetuto, come per esorcizzare le critiche. Ma le domande rimangono.
L’indagine si concentra su un messaggio che agitava gli animi: il famoso “ok cuore”. Si sospetta che l’espianto del piccolo potesse essere avvenuto prima dell’arrivo dell’organo donato. “Ne parleremo con i giudici”, ha risposto oppido, con un tono che mescolava sicurezza e nervosismo. “Le cose le ho fatte bene”, ha insistito, ma il pubblico si interroga: fino a che punto è giustificabile un operato che porta a un finale così tragico?
E mentre Napoli stringe i denti, cercherà risposte in un’inchiesta che promette di essere lunga e complicata. Oppido, oggi sospeso dall’ospedale Monaldi, chiude con un’affermazione inquietante: “Cosa è andato storto? Non lo so, forse qualcuno ha messo ghiaccio secco al posto di quello normale”. Una frase che risuona come un campanello d’allarme, lasciando un’atmosfera di incertezze in chi, quella mattina, è stato colpito dal dolore di una famiglia e delle sue speranze infrante.
E ora, mentre il dibattito infuria, molti chiedono: chi è veramente responsabile?