A Napoli, l’incendio che ha distrutto l’auto di un imprenditore in via Metastasio è più di un semplice atto vandalico: è un chiaro segnale di una strategia del terrore che va avanti da oltre un anno. Sabato mattina, intorno alle 6:00, il silenzio della strada è stato rotto dalle fiamme che hanno avvolto la Fiat Punto, riducendola a un relitto fumante. «Non siamo più al sicuro nemmeno in casa», ha commentato un vicino, visibilmente scosso.
I Vigili del Fuoco e gli agenti di polizia sono intervenuti tempestivamente, ma non hanno potuto salvare il veicolo. Sulla scena del crimine è stata trovata una bottiglia contenente residui di liquido infiammabile, prova inconfutabile di un incendio doloso. Questo atto segna il culmine di una lunga serie di minacce e intimidazioni che hanno afflitto l’imprenditore, titolare di una società di autodemolizioni.
La vittima ha raccontato agli agenti del Commissariato San Paolo e della Squadra Mobile di un incubo iniziato oltre dodici mesi fa: telefonate anonime, richieste di denaro che non hanno trovato mai chi le ha pronunciate. Ogni tentativo di resistere a questa pressione ha portato a danneggiamenti mirati, una vera e propria campagna intimidatoria.
Dietro a questo calvario si potrebbe nascondere la mano della Camorra, con le tecniche classiche delle estorsioni, anche se gli autori si mantengono nell’ombra. Le indagini si sono intensificate, con la Polizia che ora analizza le immagini delle telecamere di sorveglianza per risalire all’identità di chi ha acceso la miccia sabato mattina.
Fuorigrotta è nel mirino di una criminalità che vuole imporre il pizzo alle attività produttive della zona. E mentre la tensione cresce, i cittadini cominciano a chiedersi: quanto ancora dovranno subire prima che qualcuno intervenga davvero? La paura avvolge il quartiere, e la domanda rimane aperta.