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Fuga finita a Ponticelli: smantellato il trio del pizzo dei De Micco, giustizia nel caos!
Napoli – Dopo una breve e intensa fuga, Salvatore Borriello è stato catturato dai Carabinieri. La sua latitanza, durata meno di un mese, si è conclusa con un colpo di scena che ha riportato alla luce l’ombra inquietante del clan De Micco, i famigerati “Bodo”. Borriello era l’ultimo tassello di un mosaico criminale che ha messo sotto scacco un imprenditore a Ponticelli, costringendolo a subire una richiesta estorsiva da 30.000 euro.
Il blitz delle forze dell’ordine, coordinato dalla Procura, è stato il risultato di un’indagine che ha rivelato un clima di terrore ben radicato nei quartieri orientali di Napoli. Nonostante la paura, l’imprenditore alla fine ha trovato il coraggio di denunciare. Come ha affermato un ufficiale dei Carabinieri: «La cacciata della paura è il primo passo per riportare la legalità». E proprio nei vicoli stretti e soffocanti di Ponticelli, questa lotta per la giustizia si fa sempre più drammatica.
Tutto ha avuto inizio il 5 febbraio, quando due uomini a bordo di uno scooter nero hanno intimidito il titolare di un’azienda di carrelli elevatori. «Devi andare subito a parlare con Peppe», è stata la minaccia perentoria. Peppe era Giuseppe Borriello, alias “Peppe Chupa Chups”, figura di spicco nel panorama criminale locale.
Ma il titolare, tremante di paura, ha deciso di non farsi vedere. Quattro giorni dopo, il messaggio è diventato più chiaro: una Lancia Y blu si è fermata davanti all’azienda. Ferruccio Camassa è sceso, il volto noto del clan, mentre Vincenzo Valentino e Salvatore Borriello attendevano a bordo. Un atto per ribadire la forza del gruppo.
«Vogliono 30mila euro per i carcerati», ha dichiarato Camassa, presentandosi come emissario di De Micco. Le sue parole, gelide e minacciose, hanno fatto tremare l’imprenditore che, terrorizzato dai recenti fatti di sangue come l’omicidio Capozzi, ha infine deciso di denunciare. Ma la risposta del clan è arrivata immediata: «A noi non ci ferma nessuno!».
L’11 febbraio, durante un faccia a faccia, le minacce si sono intensificate. Camassa, con aria arrogante, ha raccontato dei contrasti interni al gruppo, ma la richiesta di denaro diventava sempre più pressante. La situazione era al limite, un crescendo di tensione che sembrava inarrestabile.
Il 19 febbraio, con l’arresto di Valentino pochi giorni prima, Borriello ha tentato di ridurre l’importo della tangente ma ha solo ottenuto l’ira di Camassa, che ha deriso l’offerta. Le telecamere di sicurezza, rivelandosi decisive, hanno registrato ogni attimo di questa spirale di violenza e prepotenza.
Ma ora, con Borriello finito in manette e il cerchio attorno al clan De Micco che si chiude, rimane una domanda aperta: quanto sarà lungo il cammino verso la legalità per i cittadini di Ponticelli? La battaglia è appena cominciata.
