C’è un’ombra che si allunga su Napoli, e non è il sole che filtra tra i vicoli storici. Il focolaio di Epatite A ha colpito, e le strade della città ora sono immerse in un clima di preoccupazione. Oltre 200 persone, almeno quelle tracciate, sono già colpite, e i medici avvertono: il numero continuerà a salire. “La gente deve fare attenzione ai molluschi”, avverte un esperto del Cotugno, e le parole pesano come piombo.
Siamo nei pressi dell’area flegrea, una perla di Napoli che, ora più che mai, appare vulnerabile. Cozze e ostriche, alimenti simbolo della tradizione culinaria partenopea, si sono trasformati in un rischio concreto. La contaminazione, secondo i laboratori, è iniziata da tempo. Gli esami hanno rivelato tracce di virus in allevamenti di Bacoli e Varcaturo. “Stiamo affrontando una situazione grave”, ci dice un testimone, preoccupato per la propria salute e quella dei suoi cari.
A fine gennaio, i segnali di allerta erano già presenti. Ma la vera esplosione si è avuta nei primi giorni di febbraio. I reparti di malattie infettive hanno cominciato a riempirsi, e la macchina burocratica si è messa in moto. Il 19 febbraio è stata diramata una disposizione chiara: «Divieto di raccolta molluschi per presenza di genoma del virus dell’epatite A». Una decisione cruciale, ma la paura è palpabile.
Con ristoranti che annullano serate a base di pesce e i banchi del mercato desolatamente vuoti, il panico si diffonde. “Ho dovuto sospendere le prenotazioni, e la Pasqua si avvicina”, spiega un ristoratore, la frustrazione negli occhi. La crisi non colpisce solo i consumatori, ma travolge anche i pescatori e i venditori, costretti a svendere il loro pescato.
In questo marasma, le istituzioni tentano di gestire la situazione, ma è chiaro che la gente è stanca. La Regione corre ai ripari, annunciando un piano vaccinale. “Non c’è tempo da perdere”, afferma un rappresentante sanitario, mentre la speranza di una soluzione sembra allontanarsi.
La dinamica del contagio ha riportato alla mente i fantasmi della pandemia. E ora, tra chi è già malato e chi teme di esserlo, la città è sotto pressione. Quale sarà il destino dei famosi frutti di mare partenopei? Riuscirà Napoli a superare questa nuova emergenza, o l’epatite A scriverà un altro capitolo tragico nella storia di questa meravigliosa città? Le domande restano aperte, e le risposte tardano ad arrivare.