“Mi sono sentita tradita.” Queste le parole cariche di dolore di Patrizia Mercolino, madre del piccolo Domenico Caliendo, bimbo di soli due anni e quattro mesi morto tragicamente al Monaldi di Napoli il 21 febbraio scorso. Un dramma che si tinge di angoscia e di urgenza, in una città già provata da troppi lutti. Domenico, tenuto in vita grazie a un macchinario Ecmo, ha visto svanire le speranze quando un nuovo cuore, promettente salvezza, si è trasformato in un incubo.
La cronaca di quella sera del 17 febbraio è un susseguirsi di eventi che fa rabbrividire. “Convocandoci di sera, mi hanno illuso”, continua Patrizia, visibilmente distrutta, mentre tutti noi, coinvolti nel suo racconto, ci chiediamo: come è potuto accadere? Il monitor dell’ospedale che lampeggiava argentato, le facce ansiose dei medici, promesse non mantenute. Il giorno seguente, solo un consulto di un team di esperti ha sancito la non operabilità del piccolo. La famiglia, in un atto di disperazione, ha scelto il non accanimento terapeutico.
Sull’orribile morte di Domenico è ora aperta un’inchiesta della Procura di Napoli per omicidio colposo. Ben sette medici del Monaldi sono indagati. Anche la Corte dei Conti è coinvolta, con dubbi di danno erariale legati a forniture e attrezzature. L’attenzione si sposta su frigoriferi di ultima generazione mai utilizzati per il cuore donato da Bolzano. Perché non sono stati impiegati? I genitori del piccolo si chiedono quale sia stata la verità di questa catena di errori.
Intanto, i carabinieri del Nas stanno ascoltando testimonianze anche a Bolzano, dove è avvenuto l’espianto del cuore. La questione della qualità dell’acqua usata per il ghiaccio, ora sotto esame, rischia di trasformarsi in un ulteriore capitolo di un’inchiesta già complessa. Il reparto di trapianti di cuore pediatrici al Monaldi è sospeso, ma il governo della sanità campana sembra non essere in grado di fornire risposte chiare.
In mezzo a questo dramma, Patrizia non accusa l’ospedale. Desidera solo verità. “Continuo a ricevere lettere piene d’amore”, dice, con un misto di gratitudine e rassegnazione. Le parole delle mamme del Monaldi, che condividono il suo dolore, si mescolano a un desiderio di giustizia.
E ora, la città deve affrontare questa ennesima ferita. Come garantirà la salute dei più vulnerabili? Il pigro cammino verso la risposta brucia tanto quanto l’assenza di Domenico, un nome che potrebbe diventare simbolo di cambiamento o solo di un altro triste ricordo. Napoli resta in attesa di risposte, e il dibattito è aperto: siamo davvero pronti a cambiare?