Nel cuore pulsante di Napoli, la vicenda del piccolo Domenico Caliendo sta scuotendo le coscienze. “Mai nessuno dovrà dimenticarlo”, grida Patrizia Mercolino, la madre distrutta dal dolore. Domenico, due anni e mezzo, è morto dopo un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi. La tragica storia si è fatta sentire anche nel salotto di Mara Venier, dove Patrizia e il marito Antonio hanno raccontato le fasi di una lotta disperata e senza speranza.
La loro odissea è iniziata quando Domenico aveva solo quattro mesi. “Fino ad allora era un bambino sano. Poi ha iniziato a piangere in modo diverso, e da mamma l’ho capito subito”, ha rivelato Patrizia, visibilmente scossa. Il piccolo è stato ricoverato in terapia intensiva, dove i medici hanno diagnosticato una cardiomiopatia dilatativa. “Ci dissero che aveva il 50% di possibilità di morire”, ha aggiunto lei, rievocando i momenti di angoscia.
Domenico ha affrontato la malattia con una forza incredibile. “Era un guerriero, aveva una voglia di vivere pazzesca”, ha detto il padre Antonio, raccontando la paura di un futuro incerto. “Sapevamo che l’unica speranza era un trapianto. Aspettavamo quel cuore come un miracolo”.
Il 22 dicembre 2025, la chiamata tanto attesa è arrivata. “C’era un cuore per Domenico”, ha raccontato Patrizia, ma la gioia era offuscata da un brutto presentimento. Antonio, in terapia intensiva, ha condiviso quel momento cruciale: “Pensavo di portarlo a casa, ma avevo una sensazione terribile”. Un dubbio che aleggia ancora nella loro mente, come una macchia incolmabile.
La speranza si è trasformata in incubo. Durante l’operazione, qualcosa è andato storto. “Un’infermiera mi disse che il cuore non partiva”, ha riportato Patrizia, con le lacrime agli occhi. Il bambino è tornato in lista d’attesa per un secondo trapianto, ma la famiglia ha scoperto solo settimane dopo che il cuore inizialmente destinato a Domenico era stato trasportato congelato: “Non ci hanno avvisati, l’abbiamo scoperto dai giornali”.
Il legale della famiglia, Francesco Petruzzi, ha sottolineato la mancanza di monitoraggio della temperatura durante il trasporto. “Il ghiaccio secco non è l’unico problema, il vero nodo è stato il trasporto”, ha affermato in diretta.
Nonostante il dolore, Patrizia ha promesso che non si fermerà. “Cercherò giustizia per mio figlio e per tutti i bambini vittime di malasanità. Nessuno deve dimenticare”, ha esclamato, mentre il marito ha trovato difficile trattenere l’emozione: “Sono davvero incazzato”.
In una città come Napoli, dove le storie di vita e di morte si intrecciano in un abbraccio drammatico, la lotta della famiglia Caliendo ha acceso un faro su questioni scottanti. Quante altre vite sono in gioco? La domanda rimane sospesa nell’aria, insieme alla necessità di un cambiamento radicale.