Un’onda di polemiche si abbatte su Napoli. Una domanda su tutte: un magistrato può ricoprire contemporaneamente il ruolo di giudice in un processo penale e Sostituto Procuratore Generale presso la Suprema Corte? Questa questione sta facendo tremare gli animi nel Palazzo di Giustizia, dove il nome di Michele Ciambellini è diventato il fulcro del dibattito.
Attualmente impegnato nel delicato processo contro il noto clan Moccia, Ciambellini è anche Pg in Cassazione. Una sovrapposizione di ruoli che ha sollevato un vero e proprio polverone, tanto che la Camera Penale di Napoli non ha tardato a definirla l’ennesima “spia di una patologia del sistema”. “Non si tratta di mettere in discussione la professionalità del magistrato, ma di salvaguardare il modello accusatorio. Questi ruoli sono incompatibili,” ha dichiarato Maurizio Capozzo, segretario della Camera Penale.
La questione va oltre il singolo caso. Secondo i penalisti, è un corto circuito che evidenzia quanto ci sia bisogno di riforme strutturali, evocando la questione della separazione delle carriere come soluzione necessaria per evitare simili ambiguità.
Dall’altro lato, arriva la risposta di Giuseppe Santalucia, già presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati. “Questa visione è fuorviante. La Procura Generale non indaga e non accusa come le Procure territoriali, ma collabora con la Corte per controllare la legittimità dei provvedimenti,” chiarisce. Un punto di vista che sembra destinato a creare ulteriori attriti.
Ma la vera questione resta dietro la scelta del Consiglio Superiore della Magistratura di mantenere Ciambellini nel collegio giudicante napoletano. Dietro a questa decisione c’è l’urgenza di non interrompere un processo che dura da anni. “Un cambio di giudice comporterebbe il rischio di dover ripartire da zero,” avverte Santalucia. Secondo lui, sarebbe una “perdita di tempo e risorse incommensurabili”, un affronto all’interesse collettivo.
Resta aperta la questione: in un clima di crescente sfiducia verso le istituzioni, quale sarà la strada da seguire? E soprattutto, quali implicazioni avrà questo caso per il futuro della giustizia a Napoli? Le risposte sono tutte da scoprire, mentre il dibattito si infiamma.