Caos e mistero a Santa Maria Capua Vetere: la verità sul presunto pestaggio

Caos e mistero a Santa Maria Capua Vetere: la verità sul presunto pestaggio

A Santa Maria Capua Vetere si consuma un dramma che travalica le mura del carcere. Un presunto “complotto” orchestrato dai detenuti ha tenuto banco nell’ultima udienza del maxiprocesso sulle violenze avvenute il 6 aprile 2020 all’interno di una struttura carceraria già segnata da polemiche. I racconti di un ex recluso hanno ribaltato la narrativa, svelando dettagli inquietanti di come alcune aggressioni non siano mai avvenute, ma siano state abilmente simulate per incastrare gli agenti di polizia penitenziaria.

“Ho paura per me e per la mia famiglia”, ha esordito il testimone, sulla soglia dell’aula bunker. La tensione si tagliava con un coltello; il clima era carico di ansia e sospetto. La procura ha sempre parlato di pestaggi brutali e violenze contro circa 300 detenuti, ma ora si affaccia una verità disturbante. La sentenza del processo, che vede 105 imputati, si complica.

Il testimone ha rivelato che il suo ruolo nel reparto Danubio, destinato all’isolamento, gli ha permesso di ascoltare conversazioni che non avrebbero dovuto uscire da quelle mura. “Sentii alcuni detenuti dire che dovevano accusare le guardie”, ha aggiunto. L’ex detenuto aveva già sollevato il sipario su un’altra faccenda torbida: l’introduzione di droga e telefoni dentro le celle, una questione che potrebbe allargare il cerchio delle indagini.

L’aspetto più inquietante resta l’idea che ci sia stata una regia condivisa da parte di alcuni reclusi per orchestrare una messinscena. “Prima di andare in Procura decidevano a tavolino cosa dire”, ha affermato, lasciando presagire che la realtà dietro le sbarre è ben più complessa di quanto mostrato.

Le parole del testimone sul tentativo di gettare discredito sugli agenti sollevano interrogativi inquietanti sulla gestione del carcere e sul futuro delle indagini. Un gioco al massacro in un contesto già carico di paura e sfiducia, che continua a scuotere la città. Ma quali potrebbero essere le conseguenze di questa dinamica sul sistema carcerario napoletano? I cittadini chiedono risposte, e la tensione tra le mura di Santa Maria Capua Vetere non sembra destinata a placarsi.

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