Napoli, nella morsa dei clan. Cosa si nasconde dietro le quattro parole che hanno riscritto la storia criminale del Rione Berlingieri? “Una sola mischiafrancesca” è diventata la pietra miliare di un’inchiesta che svela le radici di un potere complesso e inquietante. In un caldo pomeriggio del 29 marzo 2023, Antonio Bruno, noto come Tonino Centoundici, parlava con il cognato Ciro Cardaropoli, alias ‘o lattaro. Una conversazione che sembrava innocua, ma che in realtà era intercettata, rivelando dinamiche inquietanti tra i clan Licciardi e Vanella Grassi.
“Stavamo solo discutendo di affari,” ha dichiarato Bruno, apparentemente innocuo. Eppure, ogni parola era un tassello di un mosaico criminale che gli investigatori della Direzione Distrettuale Antimafia hanno cercato di incastrare. La lotta per il controllo del Rione Berlingieri non è mai stata così agguerrita e le recenti misure cautelari, che hanno visto undici arresti, testimoniano l’urgenza di un intervento.
La piazza della 111, cuore pulsante del narcotraffico a Secondigliano, non è affatto un caso isolato. È la rappresentazione di un sistema ben consolidato, nel quale il traffico di cocaina ha prosperato per quarant’anni, portando avanti generazioni di famiglie e pusher, legati da un vincolo di sangue e di debito. “Qui non si può operare senza l’approvazione del clan,” spiega un investigatore, evidenziando che la sua esistenza dipende da equilibri pericolosi e oneri pesanti.
Luigi Carella, ‘a gallina, ha manovrato le fila di questa oscura organizzazione. Anche mentre era in carcere, la sua influenza si faceva sentire nel Rione. “La piazza esiste solo grazie a noi,” ripeteva l’eco di un’operazione che in apparenza potrebbe sembrare ben organizzata, ma che in realtà è intrisa di tensione e conflitti silenziosi. È un capitalismo criminale dove i rischi sono sempre esternalizzati, mentre i profitti restano ben custoditi.
La rivelazione più scioccante dell’inchiesta ha illuminato la cooperazione tra Licciardi e Vanella Grassi, due clan che, nonostante la rivalità storica, si sono uniti per governare il territorio. “Non è una guerra, è un business,” osservano gli investigatori, mentre i boss discorrono dell’assetto del potere a Napoli come imprenditori piuttosto che come nemici.
E così, la conversazione di Tonino e ‘o lattaro non era solo una chiacchiera da bar, ma un atto di riconoscimento di una nuova era nel crimine partenopeo. Un’era in cui il narcotraffico è gestito con freddezza burocratica, dove le alleanze sono tanto concrete quanto pericolose. Secondigliano, quindi, torna a essere sotto i riflettori, con interrogativi inquietanti che lasciano i cittadini a chiedersi: chi realmente comanda? E cosa accadrà adesso che il velo è stato sollevato? La paura e il furore per il futuro di un Rione che continua a vivere in un equilibrio precario sono più attuali che mai.