Zoe Trinchero, avvocato della famiglia: “L’assassino ha premeditato l’isolamento per attirarla”

Zoe Trinchero, avvocato della famiglia: “L’assassino ha premeditato l’isolamento per attirarla”

Napoli e il Silenzio dell’Ingiustizia: La Tragedia di Zoe Trinchero

Cittadini di Napoli, oggi ci troviamo di fronte a una ferita profonda, un’ingiustizia che risuona come l’eco di una tragedia. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla terribile morte di Zoe Trinchero, una giovane vita spezzata in modo inaccettabile, un evento che ci interroga e ci smuove nell’animo. Zoe era una ragazza di soli diciassette anni, piena di sogni e speranze, ma ora è stata strappata ai suoi affetti, e molti di noi non possono fare a meno di chiedersi: cosa è andato storto?

Gli eventi di quella triste notte tra il 6 e il 7 febbraio, nel buio della periferia di Nizza Monferrato, devono farci riflettere. Alex Manna, il suo aggressore, ha confessato di averla colpita, l’ha portata in un luogo isolato, lontano da occhi indiscreti, e lì ha brutalmente aggredito una ragazza che aveva solo respinto le sue avance. Un atto di violenza premeditato, che oggi pone interrogativi inquietanti attorno al concetto di rispetto e all’inviolabilità delle donne nella nostra società.

Tra i cittadini cresce l’amarezza: com’è possibile che la dinamica di questo crimine venga considerata solo come un omicidio aggravato da futili motivi e non da femminicidio? Questo termine dovrebbe essere una chiamata a raccolta per tutti noi, un riconoscimento della violenza di genere che troppe volte rimane sussurrato, ignoto, occultato. Una narrazione che ci toglie la voce e il potere di reagire. Zoe non è solo una vittima, è il simbolo di tutte le ragazze che devono affrontare ogni giorno paura e minacce.

Le parole dell’avvocato della famiglia, Fabrizio Ventimiglia, sanno di amaro e ragione: “Lei lo ha respinto. Allora lui l’ha chiamata usando la scusa di un chiarimento…” Sono frasi che risuonano come un grido disperato, una richiesta di giustizia che non può rimanere inascoltata. Qui, a Napoli, molti di noi sono testimoni di una realtà in cui le donne vengono spesso svalorizzate, dove l’indifferenza e il silenzio sembrano essere il nostro pane quotidiano.

In tanti provano rabbia e delusione. Decliniamo il nostro dolore in un’immagine di Napoli che, troppo spesso, viene dipinta come una città di violenza e disordine, ma noi sappiamo che non è così. È giunto il momento di alzare la voce per difendere chi non può. La lotta contro il femminicidio non è solo una battaglia per le donne; è una battaglia per l’umanità, per i diritti fondamentali che dovremmo garantire a tutti i nostri concittadini.

Rivolgiamo il nostro sguardo a ciò che sta accadendo: è fondamentale che il pubblico ministero agisca con prudenza ma anche con determinazione nel contestare il reato di femminicidio, qualunque siano le difficoltà. La speranza che un giorno possiamo vedere una condanna per femminicidio è ciò che ci unisce, è ciò che ci rende fieri di essere napoletani, capaci di ribellarci di fronte all’ingiustizia.

Zoe merita giustizia. E noi, come collettività, meritiamo un futuro in cui non siamo costretti a piangere altre ragazze per eventi simili. La sua storia non deve chiudersi qui nel buio dell’oblio; deve essere la scintilla per una nuova consapevolezza, la nascita di un movimento che scuota le coscienze e bruci via il silenzio che ci ha avvolto per troppo tempo.

Facciamo sì che la memoria di Zoe diventi il simbolo di una lotta incessante. Dobbiamo combattere, discutere, far sentire la nostra voce: perché ogni vita conta, e ogni donna ha diritto di vivere senza paura. Non dobbiamo permettere che la storia di Zoe diventi solo una notizia, ma parte di un grande cambiamento che tutti noi, orgogliosamente napoletani, possiamo e dobbiamo iniziare.

Fonte

Perché la morte di Zoe Trinchero non è indagata come femminicidio: assenti prove di possesso e odio di genere

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