Il Dolore di Domenico: Un’Ingiustizia che Brucia nel Cuore di Napoli
Se c’è una cosa che Napoli insegna, è che la vita, per quanto difficile, è un dono da proteggere e valorizzare. Ma quando una storia come quella del piccolo Domenico arriva alle orecchie dei napoletani, il dolore si mescola a una profonda indignazione, un’amarezza che sembra soffocare il nostro orgoglio cittadino. Per l’ennesima volta, la nostra terra è stata messa sotto i riflettori per le ragioni sbagliate.
Il calvario del piccolo Domenico è iniziato l’antivigilia di Natale del 2025 e si è concluso tragicamente il 21 febbraio 2026, nella camera di terapia intensiva dell’ospedale Monaldi. Dopo un trapianto di cuore andato male, il bambino è rimasto attaccato a una macchina, la sua vita appesa a un filo che sembrava sempre più sottile. Il cuore, conservato in modo inadeguato, è arrivato da Bolzano in condizioni critiche, come un “blocco di ghiaccio”. Risultato: un destino crudele per un innocente che meritava ben altro.
La notizia ha colpito Napoli e non solo: non è solo un fatto di cronaca, ma una ferita aperta sulla pelle di una città che si sente sempre più vulnerabile e trascurata. In tanti si chiedono: come è possibile che, in un sistema sanitario che dovrebbe proteggere i più deboli, si possa arrivare a trattare un cuore da trapiantare come un oggetto da gestire con superficialità? Al di là delle indagini giudiziarie che sono state avviate, è necessario un cambio di passo radicale nella nostra sanità.
Tra i cittadini cresce l’amarezza quando si parla di questa vicenda. La gestione dell’ospedale Monaldi è sotto accusa, ma non si può non notare come ogni volta che la nostra città viene colpita, i cittadini onesti sono i primi a pagare il prezzo. È una dinamica ben nota: il capo d’accusa potrebbe allargarsi e aggravarsi, ma a pagare sono sempre coloro che, nonostante tutto, provano a vivere la vita con dignità. Come madre di Domenico, Patrizia Mercolino ha dovuto affrontare il dramma di una perdita inaccettabile, e non è giusto che le famiglie napoletane debbano subire ulteriori ingiustizie in un sistema che dovrebbe proteggerle.
Le parole del direttore del dipartimento Area critica del Monaldi, Antonio Corcione, non possono – e non devono – essere l’unica risposta a un dolore così profondo. Certamente, l’intenzione di garantire che il bambino non sentisse dolore è lodevole, ma non basta. La speranza di una vita per Domenico è stata spenta da un sistema che ha mostrato tutte le sue crepe, e in molti provano rabbia e delusione nell’assistere a questo ennesimo scempio.
Ora, più che mai, Napoli deve unirsi. Abbiamo bisogno di un dibattito acceso su come migliorare il nostro sistema sanitario, su come garantire che simili tragedie non si ripetano. La premier Giorgia Meloni e il presidente della Regione Campania Roberto Fico hanno promesso giustizia, ma i napoletani vogliono vedere azioni concrete, non solo parole vuote. Le indagini in corso devono portare a responsabilità chiare perché non possiamo permettere che il dolore di Domenico diventi solo uno dei tanti casi dimenticati.
Napoli merita di essere rispettata, non solo per il suo passato glorioso, ma per la sua determinazione a lottare per un futuro migliore. Ogni cittadino ha il diritto di sentirsi protetto e valorizzato nel momento del bisogno, e oggi più che mai, la nostra città ha bisogno di risposte. La vicenda di Domenico deve accendere una luce su ciò che non funziona, affinché ogni vita possa essere rispettata e tutelata come merita. Facciamo sì che la sua storia non venga dimenticata, ma diventi un simbolo di riscatto per Napoli e per tutti noi.