Napoli e la lotta per il lavoro: eliminati i licenziamenti ma il futuro è incerto
Napoli è una città che vive di passione, resilienza e speranza. Ma quando si tratta del lavoro, una delle colonne portanti della nostra identità, la tensione è palpabile. Oggi, mentre i lavoratori della Trasnova esultano per la revoca dei licenziamenti, i napoletani non possono fare a meno di chiedersi: cosa accadrà domani?
I 54 operai della Trasnova, azienda dell’indotto Stellantis a Pomigliano d’Arco, hanno ricevuto la notizia che tutti speravano: i licenziamenti annunciati sono stati revocati, almeno per un anno. Questo, grazie a un accordo firmato dai sindacati e dall’azienda presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Ma non possiamo nascondere che il sollevamento di oggi è solo un palliativo. La situazione della nostra industria automobilistica rimane critica, e non possiamo ignorare la precarietà che pesa sulle spalle di tanti lavoratori.
Molti napoletani si chiedono se questo sia solo un episodio isolato o un segnale di una crisi più profonda. L’alleanza tra lavoratori e sindacati, che ha portato a questa vittoria momentanea, è il frutto di uno sforzo collettivo, di giorni di protesta e presidii che ribattono al silenzio di chi, a livello di governo, pare ignorare le istanze urgenti del territorio. Ma tra la gente, cresce l’amarezza. I delusi di oggi sono coloro che, pur esultando per il traguardo raggiunto, guardano con scetticismo al domani.
La letterina di una giovane figlia di un operaio licenziato, che desiderava solo vedere suo padre sereno, ha toccato il cuore di tutti noi. Questo gesto innocente ha messo in luce non solo le difficoltà economiche, ma la profondità del legame affettivo fra lavoro e famiglia. Ecco, la vera lotta non è solo per un posto di lavoro. È per la dignità di ogni napoletano.
Le parole dei sindacalisti, che parlano di un “conquistato tempo” per trovare soluzioni strutturali, ci lasciano perplessi. Di tempo ce n’è tanto, ma cosa ne sarà di questo tempo non è chiaro. In cittadini cresce la preoccupazione: e se l’industria automobilistica non ripartisse? E se il governo non si decidesse ad adottare politiche industriali serie e lungimiranti, lasciando Napoli e i suoi operai di nuovo nella precarietà?
Ciò che oggi è una vittoria potrebbe trasformarsi in una sconfitta domani. La proroga della commessa è un respiro profondo, ma non un nuovo inizio. I sindacati avvertono: occorre incalzare il governo per trovare risposte adeguate e immediatamente attuabili per un settore in crisi, sempre più legato alla transizione energetica e alla modernizzazione produttiva. Ma tra i cittadini, cresce l’impazienza. Non vogliamo essere solo il “polmone” di un’industria in crisi, ma parte integrante di un processo di innovazione e sviluppo.
Mentre il governo si prepara per il tavolo ministeriale del 17 dicembre, è fondamentale che i cittadini di Napoli si uniscano nella richiesta di un futuro migliore. Tra le strade di Pomigliano e nei cuori di tutti, risuona un grido: “non basta”. Non ci si può fermare solo per un anno, la trasformazione deve essere radicale e immediata.
La nostra città, troppo spesso trascurata e penalizzata, merita di essere ascoltata. Siamo stanchi di essere rappresentati da stereotipi negativi; siamo il cuore di un’Italia che lotta, creativa e innovativa. Questi giorni di angoscia, di picchetti e scioperi, devono servire come insegnamento. La lotta non è solo per i singoli posti di lavoro, ma per un futuro in cui ogni napoletano possa aspirare a una vita dignitosa.
È tempo di rimboccarci le maniche e lavorare insieme. Il futuro è nelle nostre mani. Che si senta forte la nostra voce, che Napoli faccia sentire il suo orgoglio!