Napoli in Fiamme: Il Teatro Sannazaro e il Dolore di una Città
Il 17 febbraio 2026 rimarrà impresso nella memoria dei napoletani come un giorno tragico, un giorno in cui una delle istituzioni culturali più importanti di Napoli, il Teatro Sannazaro, è andato in fiamme, lasciando dietro di sé un corridoio di cenere e disperazione. Non è solo un edificio che è stato distrutto; è una parte della nostra anima collettiva che è andata in fumo, un luogo dove sono state scritte pagine di storia, dove la cultura ha trovato un palcoscenico e dove i nostri sogni hanno preso vita.
Il teatro, che ha regalato emozioni e spettacoli per quasi 180 anni, è stato ridotto a un cumulo di macerie fumanti. Mentre passeggio lungo via Chiaia, l’odore acre di combusto mi assale, evocando in me un mix di rabbia e tristezza. Questo incendio non ha colpito solo le mura di quel luogo sacro: ha colpito i cittadini onesti, coloro che sono in attesa di un sostegno per continuare le loro vite. Sessanta famiglie sfollate, destinate a cercare rifugio presso amici e parenti, e tra di loro c’è chi ha perso tutto.
Molti napoletani si chiedono: perché il nostro comune, già provato, deve affrontare un simile disastro senza una preparazione adeguata? Dopo una settimana di celebrazioni e un altro dramma nazionale che ha colpito la cultura, arriva l’eco di un milione di euro stanziato per le emergenze. Ma la ricostruzione richiederà ben 60-70 milioni, un costo che grida giustizia per una città che merita di essere rispettata e pianificata con attenzione.
E qui entra in gioco un’altra questione: la burocrazia. Ci si prepari a una lunga battaglia tra istituzioni per decidere la sorte di questa emblematicità culturale. Se guardiamo alla storia dei teatri italiani come La Fenice di Venezia, la riapertura è sembrata un miraggio, mentre il Teatro Petruzzelli ha trascorso anni sotto il giogo della giustizia e della burocrazia. Napoli, che è in grado di rinascere dalle sue ceneri, potrebbe invece trovarsi intrappolata in un limbo di attese interminabili.
Una nota da sottolineare è la solidarietà che si è manifestata, ma quanti tra loro possono e vogliono davvero affrontare un compito così arduo? L’assessora regionale alla Protezione Civile, Fiorella Zabatta, ha giustamente preso il suo posto nel coro di voci che cercano di garantire un supporto immediato. Tuttavia, i cittadini non possono che scandalizzarsi per l’inaffidabilità a lungo termine delle promesse fatte. In tanti provano rabbia e delusione, consapevoli che la cultura non può vivere di belle parole e freddi annunci, ma deve essere nutrita da azioni concrete e immediate.
Intanto, il “Teatro comunale Peppe Vessicchio” di Cardito è offerto come una soluzione temporanea per il pubblico e gli abbonati. Ma, sinceramente, chi può immaginare di andare lontano dal calore del Sannazaro? La cultura vive nella prossimità, nella comunità, nella storia condivisa. Eppure, ci viene chiesto di spostarci, come se fosse così semplice.
Oggi, finalmente, giunge dal Consiglio regionale della Campania un messaggio di unità: un piano straordinario per la messa in sicurezza e la ricostruzione sta per prendere piede. Ma rimane da vedere se questa unità sarà effettiva o solo un’illusione temporanea. I lavoratori dello spettacolo stanno già patendo le conseguenze, e chi li sostiene mentre la loro passione brucia lentamente, come il Sannazaro stesso?
C’è bisogno di una questione fondamentale: come sarà la Napoli di domani? Non possiamo accettare che la nostra cultura venga sacrificata sull’altare della negligenza e dell’alienazione. Tra i cittadini cresce l’amarezza e ci si aspetta di vedere reali cambiamenti, di sentire che le promesse non siano solo parole vuote, ma impegni a cui il nostro amato Sannazaro, e la città di Napoli, possano un giorno finalmente tornare a brillare. È ora di accendere il dibattito e di difendere ciò che è nostro.