Regione Campania, Morniroli: “Basta con il modello Caivano basato sugli scarti sociali”

Regione Campania, Morniroli: “Basta con il modello Caivano basato sugli scarti sociali”

Napoli e il Futuro del Welfare: La Voce Della Speranza O Negli Abissi?

Napoli, la nostra amata città, non è solo un luogo geografico, è un sentimento, una lotta quotidiana per la dignità e il benessere. Oggi, mentre le strade sono invase da una realtà che continua a ferire, ci ritroviamo a soffermarci sulle parole di Andrea Morniroli, il nuovo assessore al welfare e alla scuola della Regione Campania. Le sue dichiarazioni evocano un barlume di speranza, ma molti napoletani si chiedono: sarà davvero la nostra voce, o solo un’illusione in un corollario di promesse infrante?

Morniroli ha un curriculum di tutto rispetto, ma sarà sufficiente a infondere nuova linfa al nostro welfare? Nel suo intervento, ha messo sul tavolo questioni cruciali, dalla povertà educativa al sostegno alle persone con disabilità, che rappresentano un’urgenza assoluta. Si parla insomma di un piano sociale che dovrebbe essere “una priorità urgente”. Ma, tra le pieghe di questa retorica, si percepisce un’amarezza crescente tra i cittadini.

Mentre l’assessore sottolinea l’emergenza delle politiche sociali, tra i napoletani cresce la frustrazione. È consapevole di quanto sia difficile fare politica in questa Regione? Ogni giorno, i cittadini affrontano la dura realtà di un welfare che spesso sembra dimenticarli. Non possiamo ignorare il fatto che dietro a queste statistiche e piani, ci sono vite, famiglie, sogni spezzati.

La scuola, un altro bastione su cui Morniroli intende lavorare, è un argomento delicato. Il dimensionamento degli istituti ha generato tensioni e sfide enormi. Ma come si può minimizzare il danno quando si sta parlando del futuro dei nostri ragazzi? L’assessore ammette che le scelte fatte non sono quelle ideali. Eppure, c’è chi trova difficile credere che si possano costruire soluzioni efficaci a partire da decisioni imposte dall’alto e senza un reale coinvolgimento della comunità. «Non vogliamo essere commissariati!» è il grido di dolore dei genitori di Napoli, esausti di un sistema che, invece di ascoltare, decide per loro.

In un contesto in cui il governo Meloni propone misure di sicurezza che sembrano minacciare ulteriormente le libertà civili, il nuovo assessore si schiera in difesa di un welfare alternativo. Ma sarebbe bello che le idee potessero trasformarsi in azioni concrete, piuttosto che restare su un piano di pura retorica politiche. Napoli non è solo un caso studio per esperimenti di governance; è un tessuto sociale vivente, che ha bisogno di iniziative reali e non solo di piani a lungo termine che restano sulla carta.

Siamo in un periodo in cui le disuguaglianze sociali si ampliano e la povertà educativa raggiunge numeri allarmanti. In tanti provano rabbia e delusione di fronte a politiche che appaiono corte e poco efficaci. Napoli merita di più! Non possiamo accettare soluzioni palliative che non affrontano le radici del problema. I cittadini onesti sono quelli che più pagano questi scarsi risultati, mentre continuano a credere in un futuro migliore.

Morniroli ha parlato di una misura importante di contrasto alla povertà, un’idea che potrebbe rivelarsi salvifica, ma quale sarà il suo impatto reale? Per molti, la memoria va al passato e agli errori commessi: il reddito di cittadinanza ha funzionato solo in parte, creando aspettative ma, purtroppo, anche disillusione.

I napoletani meritano più di una gestione che sembra volta a contenere l’emergenza invece di affrontarla. Chiaro è che siamo a una svolta: o si capisce che il welfare deve essere un diritto accessibile a tutti, o continueremo a vivere in questo limbo di insoddisfazione.

In conclusione, la nomina di Andrea Morniroli segna un nuovo inizio, un’opportunità per costruire qualcosa di significativo. Ma la vera sfida risiede nella capacità del nuovo assessore di trasformare le sue parole in azioni concrete. Dobbiamo chiederci: riuscirà questa amministrazione a rispondere alle esigenze dei napoletani o saremo costretti a continuare a lottare contro un sistema che sembra non volerci ascoltare? La parola spetta a noi, il dibattito è aperto.

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