Omicidio di Jlenia Musella: smascherate le bugie del fratello accusato di violenza a Napoli

Omicidio di Jlenia Musella: smascherate le bugie del fratello accusato di violenza a Napoli

Omicidio di Jlenia Musella: disperazione e violenza in un dramma familiare a Ponticelli

Il 3 febbraio 2026, alle 16:52, una telecamera dell’Ospedale Evangelico “Villa Betania” immortala l’arrivo di una Fiat 600 grigia. A bordo, Jlenia Musella, 22 anni, giunge in condizioni disperate, già priva di vita, con volto tumefatto e una ferita mortale alla schiena. Accanto a lei, il fratello Giuseppe, 25 anni, a torso nudo e coperto di sangue, grida: “Che ti hanno fatto?”.

Questa scena tragica, testimoniata dalla Polizia Scientifica, segna l’inizio di una dolorosa indagine. Il GIP Rosaria Maria Aufieri ha disposto la custodia cautelare per Giuseppe, accusato di omicidio aggravato, aprendo una finestra su un contesto di degrado sociale e psichico.

La madre di Jlenia, Natascia Miccoli, ha abbandonato l’appartamento di via Al Chiaro di Luna due settimane prima del delitto, descrivendo la sua abitazione come “indemoniata”. Secondo i rilievi, i due figli erano rimasti soli in un ambiente contorto e violento.

L’episodio scatenante di quel pomeriggio è avvenuto intorno alle 16:00, quando un amico della famiglia ha assistito a una lite tra i due fratelli, originata dall’urina del loro Pitbull. Giuseppe, descritto dalla madre come “tranquillo”, ha reagito in modo drammatico, innescando una brutale aggressione.

Jlenia ha tentato di scappare, ma è stata rincorsa dal fratello e accoltellata in un corpo a corpo, una ricostruzione avvalorata da evidenze scientifiche. Le ferite, frutto di un colpo inferto con forza, contrastano la versione difensiva di Giuseppe, che aveva sostenuto di aver lanciato il coltello da distanza.

La scena del crimine ha rivelato tentativi di pulizia e un ambiente in preda al caos. Tracce di sangue sono state rinvenute in bagno e nella zona giorno, insieme a un Pitbull macchiato di sangue. Mentre Jlenia moriva poco lontano, la freddezza di Giuseppe è emersa quando, tornato a casa, ha chiesto a un amico di “pulire il cane” mentre lui fumava marijuana.

Il coltello, di 35 centimetri, è stato ritrovato sotto un camioncino per la vendita di verdura, evidenziando un tentativo di sbarazzarsene. Le indagini hanno portato a una valutazione del GIP in merito alla personalità di Giuseppe, descritto come un individuo con “totale incapacità di autocontrollo” e “aduso alla violenza”.

Attualmente Giuseppe Musella è in custodia cautelare presso il carcere di Secondigliano, in attesa di ulteriori sviluppi sull’inchiesta. La tragedia di Jlenia Musella racconta una storia di violenza domestica e abbandono, lasciando un segno indelebile nella comunità di Ponticelli.

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