Napoli sotto choc: la verità inquietante sulla morte di Domenico e l’espianto anticipato

Napoli sotto choc: la verità inquietante sulla morte di Domenico e l’espianto anticipato

Una tragedia in sala operatoria, un bambino di due anni che perde la vita per colpe che gridano vendetta. Quella di Domenico Caliendo è una storia che non può e non deve passare inosservata. I dettagli emergono uno dopo l’altro dai verbali dei magistrati della Procura di Napoli, portando alla luce un caso di malasanità che mette in discussione l’intero sistema.

Il 23 dicembre, all’ospedale Monaldi di Napoli, si consuma una catena di leggerezze fatali durante un trapianto di cuore. Tre mesi di agonia e tanti interrogativi restano sul tavolo. “Non avevamo idea che l’organo non fosse pronto”, racconta un infermiere sotto protezione: “Era come trovarsi in un incubo”.

L’errore cruciale si gioca su un margine di tempo che lascia a bocca aperta. Mentre il piccolo Domenico vede il suo cuore rimosso alle 14:18, il nuovo organo è ancora in viaggio. Alle 14:22, il team medico non riceve nemmeno conferma che il cuore stia arrivando. Una mossa azzardata che toglie ogni possibilità di manovra.

Quando il “cestello termico” finalmente arriva al Monaldi, la situazioen si complica ulteriormente. I sanitari sono sconcertati: quello che si trovano davanti è un cuore congelato, un “pezzo di ghiaccio”, come lo descrivono. “Ci siamo letteralmente messi a scongelare quell’organo con acqua fredda, poi tiepida, infine calda”, testimoniano, rendendo palpabile la loro disperazione. Ma ogni tentativo è vano. Il cardiochirurgo Guido Oppido decide di andare avanti, “per assenza di alternative”, pur consapevole che quell’organo non avrà alcuna possibilità di funzionare. E così è stato.

Nei giorni successivi, con il caso che attraversa la cronaca, la tensione sale. Dalle ultime ricostruzioni emerge un episodio inquietante. In una riunione accesa, Oppido interroga un tecnico sul perché il cuore fosse stato rimosso prima di ricevere il nuovo organo. La risposta del tecnico è pungente: “Hai espiantato tu il cuore mentre quello nuovo era ancora in viaggio”. Per tutta risposta, il chirurgo sferrò un calcio a un termosifone, un gesto che parla chiaro.

Ma da Bolzano, come è potuto arrivare un organo completamente congelato? Le indagini dei Nas fanno luce su un corto circuito letale: il ghiaccio secco, aggiunto da un’operatrice non specializzata, sembra essere alla base del disastro. L’equipe medica napoletana, in un gesto di grave irresponsabilità, ha avallato questo rabbocco letale, ignorando il tipo di refrigerante usato.

La responsabilità penale, per ora, sembra rimanere lontana dalla struttura altoatesina. Ma il cuore di Napoli è segnato da questo evento tragico. La storia di Domenico, il piccolo grande guerriero, riempie le strade di domande in cerca di risposte. E mentre il dibattito infuria, la comunità si interroga: quanto valore diamo alla vita quando la burocrazia prevale su ogni altra cosa?

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