Napoli e l’ingiustizia sistematica: la condanna della preside e l’eco di una città ferita
Tutti noi sappiamo che Napoli è una città forte, capace di risorgere anche dalle difficoltà più grandi. Ma, com’è evidente dall’ultima notizia riguardante Eugenia Carfora, la preside di un istituto a Caivano, ci sono momenti in cui il giusto di una comunità sembra soffocato da ingiustizie che lasciano un segno profondo. Molti napoletani si chiedono: fino a quando dovremo subire l’ombrello dell’inefficienza e dell’indifferenza?
La Condanna a risarcire un docente escluso dalle graduatorie da parte della Carfora è l’ennesima pagina triste di una storia che si ripete. Un gesto di esclusione che non solo ha colpito un singolo individuo, ma ha gettato una lunga ombra su una intera comunità scolastica e sulla nostra fama come città che cerca sempre di guardare al futuro con speranza.
Tra i cittadini cresce l’amarezza quando si parla di episodi come questo. La scuola, che dovrebbe essere un luogo di inclusione e crescita, diventa teatro di discriminazione e favoritismi. In tanti provano rabbia e delusione per la sensazione di essere nuovamente classificati dal resto d’Italia come una regione dove le regole non si applicano a tutti. La colpa ricade sempre sui più deboli, e i cittadini onesti, quelli che ogni giorno si svegliano per costruire un futuro migliore, sono i primi a pagare le conseguenze.
Ci chiediamo: chi protegge i nostri figli da un sistema scolastico che sembra dimenticarsi di loro? Che valore ha l’istruzione in una città dove chi gestisce le scuole può decidere arbitrariamente il destino di una carriera? Quante altre storie simili rimangono chiuse in un cassetto, silenziosamente in balia dell’ingiustizia?
Con ogni nuova notizia di questo tipo, viviamo un danno enorme all’immagine di Napoli. Siamo stanchi di sentimenti di impotenza e di narrazioni negative che inondano i media, ma siamo anche fieri. Napoli ha una storia di lotta e resistenza che non può essere cancellata da episodi isolati di malagestione. Eppure, dobbiamo rimanere vigili, uniti nel chiedere leggerezza e trasparenza dai nostri rappresentanti.
La città ha bisogno di un risveglio, un movimento popolare che ricordi allo Stato che esistiamo, che le voci dei cittadini contano e devono essere ascoltate. Le decisioni sbagliate di chi ha responsabilità educative ricadono su tutti noi, sui nostri figli, nelle strade e nelle scuole che così tanto amiamo.
Napoli è tanta roba, lo sappiamo bene. E lo sappiamo anche noi, cittadini orgogliosi, che una battaglia per la giustizia è sempre worth fighting. Dobbiamo alzare la voce, resistere e pretendere che chi occupa posizioni di potere lo faccia in modo responsabile. Perché continuiamo a subire? Perché continuiamo a tacere?
Accendiamo un dibattito che ci coinvolga tutti, perché insieme possiamo scrivere una nuova pagina per la nostra città. La Napoli di domani deve essere una città che protegge i suoi cittadini, dove le ingiustizie vengono eliminate e il merito porta a nuove opportunità, non a esclusioni. Non possiamo fermarci: il futuro è di tutti noi.