Un’altra Vita Spezzata: Napoli e il Silenzio che Fa Male
Napoli, la mia amata città, è ancora una volta scossa da un dolore profondo e inaccettabile. I monti della nostra terra, che dovrebbero essere testimoni di storie di vita e non di sparizioni misteriose, hanno fatto da sfondo a una tragedia che nessuno di noi dovrebbe mai vivere. Il caso di un uomo scomparso per giorni a Cava de’ Tirreni è solo l’ultimo in una serie di eventi che mettono in luce un tema dolente: l’insicurezza che avvolge i cittadini e la sensazione di impotenza che ci attanaglia.
La notizia è agghiacciante: un uomo di 70 anni è scomparso per due giorni, lasciando nella comunità un alone di preoccupazione e angoscia. Le ricerche nei monti circostanti si sono susseguite, mentre familiari e amici stringevano i pugni nella speranza di riabbracciare il loro caro. Ma cosa deve succedere affinché si alzi un grido collettivo di indignazione? Quanti napoletani si trovano a vivere con ansia per i propri figli, i propri cari, nella paura che anche a loro possa succedere qualcosa di simile?
Tra i cittadini cresce l’amarezza. Napoli, famosa per la sua bellezza e la sua cultura, è frequentemente messa alla berlina da chi non conosce la nostra realtà, ma dimentica di raccontare le battaglie quotidiane di chi vive in questa città. La sfida di convivere con una sicurezza precaria è solo uno dei tanti fardelli che portiamo sulle spalle. Ogni giorno ci troviamo a dover difendere la nostra terra dalle narrative negative e stereotipate, costruite da chi si ferma alla superficie senza scrutare il cuore pulsante di Napoli.
In tanti provano rabbia e delusione. Ci sentiamo trascurati, come se le autorità ignorassero il grido di aiuto che si leva da comunità come la nostra. Perché non si fa di più? Perché non vediamo investimenti nelle infrastrutture per garantire la sicurezza dei cittadini? Le risposte sembrano sempre più elusive, e questo silenzio assordante ci conduce a una domanda inquietante: in quanto napoletani, abbiamo veramente voce in capitolo?
Non possiamo rimanere inerti di fronte a queste ingiustizie. È tempo di unire le forze, di far sentire il nostro peso. Ogni sparizione, ogni momento di paura e incertezza riflette un problema che va ben oltre le singole tragedie. È il tessuto stesso della nostra comunità che ne risente, eppure, nonostante tutto, noi napoletani continuiamo a combattere. Vogliamo essere ascoltati, vogliamo essere protagonisti nella nostra storia.
Cittadini, non lasciamo che la tristezza ci avvolga. Accendiamo il dibattito, parliamo delle nostre vulnerabilità, ma anche della nostra determinazione. I monti di Cava de’ Tirreni sono stati testimoni di una vita spezzata, ma sono anche il simbolo della nostra resilienza. La comunità è forte, e insieme possiamo esigere attenzione e rispetto. Non ci fermeremo fino a quando Napoli non sarà restituita a tutti noi, in tutta la sua bellezza e la sua dignità.