Napoli: una città in lutto e indignata, ma ancora in piedi
Chi vive a Napoli sa che, nei suoi vicoli e nelle sue piazze, pulsa un cuore vibrante di vita, cultura e passione. Proprietari di piccole botteghe, studenti, pensionati con il sorriso sempre pronto: siamo tutti noi a rendere questa città unica. Ma oggi, il dolore e l’indignazione ci assalgono, e non possiamo tacere. La notizia dell’omicidio di Rosario Coppola, ucciso ad Arzano con cinque colpi di pistola, ci mostra una realtà che molti di noi vorrebbero ignorare, ma che è lì, palpabile, tra le ombre di chi approfitta del nostro silenzio.
Rosario è stato vittima, secondo le prime indagini, di un possibile scambio di persona. Un fatto che lascia tutti noi con l’amaro in bocca: una vita spezzata per un errore tragico. Questo è il prezzo che paghiamo per una violenza che purtroppo fa parte del nostro quotidiano. Ma non vogliamo che l’immagine di Napoli si riduca a un collage di notizie di cronaca, di omicidi e illegalità. Napoli è molto di più: è arte, è cibo, è un’incredibile capacità di rialzarsi dopo ogni caduta. Eppure, le sue ferite sono profonde, e fanno male.
Tra i cittadini cresce l’amarezza. Ci si chiede: perché questo accade nella nostra città? Perché la vita di un uomo può essere spazzata via da un colpo di pistola, da un destino ingiusto, mentre altri continuano a dormire sonni tranquilli, lontani da questo dramma? Molti napoletani provano rabbia e delusione. Ci dicono che siamo tutti complici di un clima di violenza, ma non è così. I veri napoletani, quelli che siedono nei caffè della piazza o che fanno la spesa nei mercatini, sono i primi a voler vedere un cambiamento. Sono quelli che pagano il prezzo delle cattive reputazioni, di scintille di violenza che non ci appartengono.
Il danno alla nostra immagine è innegabile. Ogni volta che si sente parlare di Napoli in termini di violenza, ci si dimentica di tutto ciò che di bello e positivo la città ha da offrire. Ci si dimentica di quanti, quotidianamente, combattono per costruire un futuro migliore. Non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia, e soprattutto non possiamo permettere che i media raccontino una storia che non è la nostra. I cittadini onesti sono i primi a soffrire per questi episodi, colpiti da un pregiudizio che si infiltra nelle case e nei cuori delle persone.
A questo punto, la domanda è inevitabile: come possiamo, noi napoletani, reagire a questa ferita aperta? Non abbiamo soluzioni pronte, ma sappiamo che è essenziale unirci. Abbiamo bisogno di dibattito, di iniziative che diano voce a chi vive realmente questa città. La vera Napoli non è quella che si racconta nei titoli sensazionalistici dei giornali, ma è fatta di persone che si prendono cura del proprio quartiere, di associazioni che portano avanti battaglie civili e culturali, di famiglie che scrivono lettere ai giornali per chiedere giustizia e cambiamento.
Le istituzioni devono ascoltarci: basta promesse vuote, sono necessari fatti concreti. È ora di riprenderci la nostra terra, di costruire un futuro che onori i cittadini come Rosario, la cui vita è stata stroncata in un attimo. La memoria dei nostri cari deve rimanere viva, e sarà un nostro dovere rendere giustizia a chi non può più parlare.
Facciamoci sentire! La vera Napoli ha un cuore grande, e ora è il momento di batterlo più forte che mai. Dobbiamo essere uniti, risoluti, e farci sentire in ogni angolo della città. Perché Napoli “è femmena”, e come tale merita rispetto, amore e soprattutto giustizia.