Titolo: La Scuola Napoletana in Pericolo: La Nuova Strategia per Combattere l’Evasione Imbarazza i Cittadini
Ogni giorno, passeggiando per le strade di Napoli, mi sento circondato dalla bellezza di una città che non smette mai di stupire, eppure, in questo stesso cuore pulsante, cresce una profonda amarezza. I nostri figli meritano il meglio, eppure una nuova misura sembra gettare un’ombra sulle scuole napoletane, costringendo migliaia di famiglie a destreggiarsi tra l’amore per l’istruzione e una burocrazia che promuove solo il disagio.
Recentemente, il tema della refezione scolastica è tornato alla ribalta. Le autorità locali hanno annunciato una strategia per contrastare l’evasione delle mense scolastiche, con avvisi di accertamento che invitano i genitori a pagare direttamente tramite smartphone. Un’idea innovativa, si potrebbe pensare, ma tra i cittadini cresce l’amarezza. Questa iniziativa, che avrebbe dovuto semplificare la vita delle famiglie, si trasforma invece in un pesante fardello. “Perché, tra tante complicazioni, proprio nella fase più delicata della crescita dei nostri figli?”, si chiedono in molti.
La scelta di introdurre un sistema di pagamento così aggressivo non tiene conto della realtà socio-economica che tantissimi napoletani affrontano quotidianamente. La chiusura delle scuole e la pandemia hanno già messo a dura prova i bilanci familiari. In un’epoca in cui ogni centesimo è conteggiato, queste notifiche spuntano come funghi, colpendo famiglie già provate, e il sospetto che ci sia un tentativo di penalizzare ulteriormente Napoli aleggia nell’aria.
I nostri ragazzi non meritano di vivere quest’atmosfera di ansia e paura economica. Molti genitori, già impegnati a sostenere le spese quotidiane per cibo e affitti, ora trovano sulle loro spalle anche il peso di queste accise nascoste. “Le mense devono essere un servizio per tutti”, afferma una madre in fila davanti alla scuola. “Non ci si può aspettare che chi già fatica addirittura per un pasto caldo sia anche costretto a vivere nella paura di sanzioni e debiti”.
Ecco che, mentre ci viene promesso un futuro migliore per i nostri bambini, un altro strato di burocrazia si interpone tra le famiglie e l’accesso ai diritti fondamentali. La narrazione di Napoli come una città di evasori è tossica. Essa nasconde le verità più scomode: in tanti provano rabbia e delusione verso un sistema che non si interessa dei bisogni reali dei cittadini.
Questa situazione è insostenibile; Napoli non può permettersi di essere vittima di politiche irrazionali che non tengono conto della substrato sociale. È tempo che i cittadini si uniscano e alzino la voce. Dobbiamo chiedere un approccio più umano – uno che valorizzi la dignità e la bellezza della nostra comunità. È necessario ripristinare un dialogo aperto tra le istituzioni e gli abitanti, affinché nessun bambino resti indietro a causa di un sistema che sembra ignorarlo.
La luce che illumina i nostri ragazzi deve brillare più forte delle tormenti burocratici. Napoli ha bisogno di un futuro che nutra e sostenga, non di misure punitive che feriscono e distruggono. Chiediamo un cambio di rotta, per un’istruzione che venga prima di tutto il resto, per il bene della nostra città e delle generazioni a venire. È tempo di farci sentire!