Napoli: Quando la paura di vivere in città supera il coraggio di denunciare
Napoli, la mia amata città, non smette mai di regalare emozioni, ma oggi il cuore di un napoletano pulsa di rabbia e amarezza. È frustrante vedere come, nonostante l’affetto e la passione che nutriamo per questa terra, sia costantemente ostacolato da episodi che ci fanno vergognare di vivere qui. Ultimo in ordine di tempo è il caso di una donna aggredita da una baby gang, colpevole di aver fotografato la targa di un pirata della strada. Un’ingiustizia che ci inquieta e ci fa chiedere: fino a quando dovremo sopportare tutto questo?
Nei giorni scorsi, una cittadina è stata vittima di una violenza ingiustificata per aver osato documentare un comportamento spericolato in via Giacinto Gigante. Quella scorrettezza, che avrebbe dovuto essere denunciata e stigmatizzata, è risultata in un’aggressione senza precedenti da parte di giovani che, invece di sentirsi in colpa, hanno scelto di difendere l’indifendibile. Quante volte, mentre passeggiamo per le strade di questo quartiere, abbiamo assistito a scene simili? Quanti di noi si sono trovati in una situazione in cui il coraggio di fare la cosa giusta si scontra con la paura della reazione altrui?
Tra i cittadini, cresce l’amarezza. Gli inconspicui ma incessanti episodi di violenza e prepotenza sembrano diventati la norma piuttosto che l’eccezione. E mentre la città ci offre scorci mozzafiato e una cultura vibrante, il buio di queste azioni ci offusca la vista, mostrando una realtà che non vorremmo affrontare. Tanta gente onesta è costretta a vivere nel terrore, chiedendosi come sia possibile che si arrivi a tanto. Napoli non può essere etichettata come “città della criminalità”, ma piuttosto come l’abitazione di cittadini valorosi, che si trovano costretti a difendere non solo i propri diritti, ma anche la loro dignità.
In molti si domandano: come possiamo contrastare questo fenomeno? Cosa possono fare le istituzioni, se non ascoltare la voce della gente che vive quotidianamente il dramma della paura? È sconcertante vedere come, a fronte di tali episodi, ci si senta spesso abbandonati dalle istituzioni, che dovrebbero invece tutelare la nostra sicurezza. Le dichiarazioni politiche spesso non si traducono in azioni concrete e gli abitanti di Napoli, orgogliosi della loro storia ma delusi dal presente, iniziano a perdere la fiducia in chi ci governa.
La storia di questa donna ci ricorda che ogni cittadino ha il diritto di sentirsi al sicuro e di denunciare senza paura. Essa rappresenta l’ennessimo avvertimento per tutti noi: la battaglia per la giustizia e la sicurezza non è solo una lotta individuale, ma collettiva. È ora di rimboccarci le maniche e di accettare la responsabilità di far sentire le nostre voci. È un richiamo a costruire una Napoli migliore, che protegga i suoi cittadini e non tolleri l’abusivismo di chi pensa di poter agire con impunità.
Chiudo con una riflessione: quello che è accaduto a via Giacinto Gigante è solo la punta dell’iceberg? Se non ci uniamo, se non facciamo sentire la nostra voce, il rischio è che episodi del genere diventino sempre più comuni. Facciamo in modo che il coraggio di denunciare non ci venga tolto, che la nostra Napoli non venga soffocata dalla paura, ma possa brillare come merita. Dobbiamo alzarci in piedi e combattere per la nostra dignità e la nostra sicurezza. All together, per un futuro migliore di Napoli!