Una serata di musica neomelodica si trasforma in un inquietante spettacolo di omaggi ai clan mafiosi locali. È quanto emerso dalla recente operazione della Questura di Palermo che ha portato alla chiusura per 30 giorni del Bingo Snai in via Messina Marine e all’allontanamento forzato del cantante Antonio Ilardo, noto come Anthony.
Il 14 gennaio, il locale, privo di autorizzazione per spettacoli pubblici, si è riempito di fan e casse amplificate. Ma a colpire gli investigatori non sono stati solo i problemi burocratici. In prima fila, sotto gli occhi di tutti, si trovavano Giuseppe Caserta e Claudio D’Amore, nomi noti alle cronache per i loro legami con le famiglie mafiose del territorio.
Un rappresentante delle forze dell’ordine ha dichiarato: “La presenza di esponenti della criminalità organizzata non è solo un fatto di presenza, è un segnale allarmante per la sicurezza pubblica.” Un avvertimento chiaro, che mette in luce i rischi della commistione tra musica e mafia a Napoli.
Anthony, già sotto osservazione per le sue dichiarazioni controverse, aveva definito la camorra «una scelta di vita da rispettare». I suoi legami non si limitano solo alle parole: è ben noto il suo coinvolgimento in un’inchiesta su traffico di cocaina, insieme ai Cursoti Milanesi. Ma non finisce qui. Nelle ultime settimane, un video lo ha immortalato alla Festa dei Gigli di Barra, mentre cantava accanto a un esponente del clan Aprea, un’immagine che, agli occhi degli investigatori, rappresenta un rito di celebrazione delle alleanze tra i clan di Napoli Est.
Con la chiusura del Bingo e il foglio di via firmato dal Questore, il panorama di Palermo si fa sempre più teso. Anthony sarà assente forzato per i prossimi due anni, ma la domanda rimane: quali altri eventi simili si protrarranno nel sottobosco della musica neomelodica? Continueranno a essere palcoscenico per pratiche che minano la sicurezza pubblica? E i cittadini, saranno sempre solo spettatori, o cominceranno a reagire di fronte a un fenomeno che rischia di coinvolgerli?