Riapertura del Caso Attianese: Sconto di Pena Riaccende il Dolore
Napoli – Un’agevolazione della pena riaccende ferite mai rimarginate. La IV Sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli ha ridotto la condanna di Salvatore Allard, uno dei responsabili dell’omicidio di Domenico Attianese, sovrintendente della Polizia di Stato, ucciso quasi quarant’anni fa. Dalla iniziale pena di 30 anni, la condanna è stata abbassata a 22 anni di reclusione.
La decisione dei giudici è arrivata il 17 ottobre 2023, accogliendo la richiesta della difesa di Allard, rappresentato dall’avvocato Domenico Dello Iacono, che ha ottenuto il riconoscimento di attenuanti generiche. Questo verdetto segna un contrasto significativo con la sorte del complice, Giovanni Rendina, per il quale i giudici hanno confermato la condanna a 30 anni.
Un Cold Case Risolto
Il caso Attianese è emblematico di un cold case riaperto grazie a moderne tecnologie investigative. Nel febbraio 2024, nuove analisi delle impronte digitali hanno identificato Allard e Rendina, ponendo fine a decenni di impunità dopo un primo processo nel 1996 che non aveva prodotto risultati.
Pressato dagli inquirenti, Allard aveva successivamente inviato un memoriale confessorio nell’estate del 2024, esprimendo rammarico per le sue azioni. Tuttavia, il documento non ha fatto il nome di un terzo bandito coinvolto, un’omissione che in primo grado era costata all’imputato il rifiuto di attenuanti da parte del GIP De Lellis. Tuttavia, i giudici d’appello hanno optato per una valutazione diversa.
Le Reazioni dei Familiari
La sentenza ha suscitato la fermezza dei familiari di Attianese, assistiti dall’avvocato Gianmario Siani. Carla Attianese, figlia del sovrintendente, ha espresso il proprio disappunto, lamentando come il lamentato pentimento di Allard sembri strumentale. «Se l’imputato si è redento, perché non fa il nome del terzo uomo?», ha chiesto, stigmatizzando la mancata trasparenza nel memoriale.
Il Ricordo di una Notte Tragedia
Il 4 dicembre 1986, la gioielleria “Romanelli” di Pianura diventò scena di una brutale rapina. I banditi presero in ostaggio i proprietari mentre la figlia di Attianese, allora quattordicenne, si precipitò a cercare aiuto dal padre. Senza esitazioni, Attianese intervenne per proteggere i cittadini e, dopo una violenta colluttazione, fu ucciso con un colpo alla testa.
Prossimi Sviluppi delle Indagini
A quasi quarant’anni dall’accaduto, la giustizia registra un nuovo capitolo, ma l’ombra del terzo complice continua a pesare sulla verità. Le indagini potrebbero proseguire per effettuare nuove scoperte e garantire che tutte le responsabilità siano accertate. Il monumento alla memoria di Domenico Attianese rimane, infine, un simbolo di dedizione al dovere e di un’eroicità che la società non dimentica.
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Fonte: REDAZIONE