Morto Mimmo Liguoro, giornalista Rai e volto storico, all’età di 84 anni

Morto Mimmo Liguoro, giornalista Rai e volto storico, all’età di 84 anni

Mimmo Liguoro: Un Napoli che piange un suo figlio

È con il cuore pesante che oggi ci troviamo a piangere la scomparsa di Mimmo Liguoro, un uomo che rappresentava l’anima viva del nostro amato paese. Un cittadino di Torre del Greco, nota per la sua bellezza e la sua cultura, che ha avuto la fortuna e l’onore di calcare i palcoscenici del giornalismo nazionale, ma che non ha mai dimenticato le sue radici napoletane. La notizia della sua morte a Roma, a 84 anni, ha scosso ogni napoletano, facendo crescere l’amarezza e la nostalgia per un tempo in cui la voce della nostra gente risuonava forte e chiara anche nei corridoi della Rai.

Mimmo Liguoro non era solo un giornalista; era un simbolo, un faro. Per tanti di noi, la sua presenza su quel teleschermo era un modo per sentirci rappresentati, per riconoscere un pezzo della nostra identità in ogni notizia trasmessa. La sua carriera, che l’ha visto condurre i telegiornali Tg2 e Tg3, è stata segnata dalla fedeltà a temi che ci riguardano da vicino, quelle piccole e grandi storie che formano il quadro complesso e affascinante di Napoli.

La notizia della sua scomparsa è stata data per prima dal sindaco di Torre del Greco, ma tra le vie di Napoli si sente un silenzio carico di rifiuto. In molti si chiedono come questo paese, che ha dato tanto al mondo, possa permettere che figure così significative se ne vadano senza il giusto eco. Non possiamo fare a meno di lamentare l’assenza di un riconoscimento più forte. La sua fine è come una ferita sulla nostra pelle; un monito su come il talento e il genio napoletano siano spesso lasciati in ombra, a scapito di narrazioni che parlano solo di criminalità e degrado.

Tra i messaggi di cordoglio che stanno inondando la rete, spicca quello di Antonello Perillo, condirettore della Tgr Rai nazionale, che descrive Liguoro come “un autentico signore”. Eppure, ci chiediamo: perché un uomo così rispettato e amato non ha ricevuto l’attenzione che merita da parte di chi avrebbe il dovere di preservare la memoria e le storie della nostra terra? In tanti provano rabbia e delusione, perché mentre noi celebriamo i nostri giganti, il mondo esterno sembra continuare a relegarci a una narrazione unidimensionale, fatta di pregiudizi e stereotipi.

I cittadini onesti di Napoli, quelli che ogni giorno si alzano per lavorare, per costruire una vita migliore, sono sempre i primi a pagare il prezzo di queste ingiustizie. Mimmo Liguoro ha dato voce ai nostri sogni e alle nostre lotte, ma resta il rammarico che spesso le sue parole siano state più forti delle azioni di chi ci governa, di chi ha il compito di valorizzare la nostra cultura. Napoli merita di essere raccontata, e noi, come cittadini, abbiamo il diritto di pretendere che la nostra storia venga onorata.

Oggi, dunque, non celebriamo solo un grande giornalista. Facciamo eco alle sue parole e al suo amore per Napoli, rivendicando con orgoglio il posto che ci spetta. Ognuno di noi può e deve far sentire la propria voce, per assicurarsi che figure come Liguoro non vengano dimenticate, ma diventino parte delle fondamenta di una nuova narrazione, più giusta e più ricca di sfumature.

In conclusione, la scomparsa di Mimmo Liguoro non è solo una perdita personale, è un richiamo a tutti noi. Come cittadini napoletani e come italiani, è tempo di unirci e farci sentire. Dobbiamo alzare la voce per difendere la nostra cultura e il nostro patrimonio. Il dibattito è aperto: cosa stiamo facendo per preservare la memoria di chi ha raccontato con passione e amore le storie di Napoli? La risposta sta nelle nostre azioni quotidiane. Abbracciamo il suo ricordo e continuiamo a combattere per una città migliore.

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