La mamma di Domenico, morto a 2 anni dopo il trapianto: “Oggi sarebbe qui se non fosse stato ricoverato”

La mamma di Domenico, morto a 2 anni dopo il trapianto: “Oggi sarebbe qui se non fosse stato ricoverato”

Il Cuore di Domenico: Un Dolore Che Non Dovrebbe Esistere

Ogni giorno, Napoli si sveglia con le sue mille contraddizioni, ma oggi ci svegliamo con un dolore insopportabile: la perdita di Domenico Caliendo, un bimbo di soli due anni e quattro mesi, tragicamente deceduto dopo un intervento di trapianto di cuore all’ospedale Monaldi. Le parole di sua madre, Patrizia Mercolino, risuonano come un accusa: “Io me lo sentivo che non dovevo portarlo. Se me lo tenevo a casa, il bimbo oggi stava qua.” Queste frasi infondono sdegno e amarezza, non solo per una mamma, ma per una comunità intera che si sente tradita e vessata.

Il piccolo Domenico, affetto da cardiomiopatia dilatativa, attendeva questo trapianto dalla nascita. Dopo un intervento che si presume essere stato condotto in condizioni inaccettabili — con un cuore conservato male, probabilmente ad una temperatura inadatta — è andato incontro a un lungo calvario di 59 giorni in terapia intensiva. La sua tragica storia ha scosso non solo Napoli, ma l’intera nazione, lasciando molti di noi increduli e arrabbiati. Come possiamo accettare che un errore del genere possa costare la vita a un bambino?

La Procura di Napoli ha avviato un’indagine per chiarire le responsabilità in questa tragedia. Molti cittadini si interrogano: perché, in una città che lotta quotidianamente per dimostrare il proprio valore, eventi del genere possono accadere? È inaccettabile che il nostro sistema sanitario, già provato da mille difficoltà, venga macchiato da errori così gravi e inammissibili. Alle famiglie oneste che si rivolgono alle strutture sanitarie affidandosi a speranze e preghiere, non dovrebbe mai accadere di ritrovarsi in queste situazioni.

A Napoli, quando si tratta di sanità, il dibattito è spesso dominato da stereotipi e pregiudizi. Siamo stanchi di vedere la nostra città ridotta a mera statistica di errori e incompetenze. “Tra i cittadini cresce l’amarezza” a fronte di una narrazione che tende a sminuire ogni nostro sforzo. Le risorse sono limitate, certo, ma la dignità del cittadino e il suo diritto alla salute non possono essere messi in discussione. Il nostro sistema dovrebbe servire a garantire la vita, non a privarcene.

Non possiamo fermarci qui. È fondamentale che la comunità si mobiliti, non solo in segno di protesta, ma per chiedere un cambio radicale nella gestione della nostra sanità. Domenico non può essere solo un caso di cronaca, ma un simbolo di ciò che non deve più accadere. In tanti provano rabbia e delusione di fronte all’inefficienza e alla superficialità che talvolta permeano le decisioni in ambito sanitario.

Ciò che è successo al Monaldi deve servire da monito. La vita di un bambino non può essere giocata al tavolo di un azzardo burocratico. I nostri piccoli meriti e le nostre conquiste, costruite con anni di duro lavoro e passione, non possono essere compromessi da episodi del genere. Le istituzioni devono ascoltare la voce dei cittadini onesti, quelli che ogni giorno si trovano a fronteggiare difficoltà e sfide, ma si ostinano a credere nella possibilità di un futuro migliore per questa città.

In chiusura, invitiamo tutti a riflettere su come possiamo unirci per dare voce a chi non ce l’ha. Domenico Caliendo non è soltanto un nome, ma un volto, un dolore palpabile che ci ricorda ogni giorno la nostra responsabilità. Non lasciamo che la sua storia svanisca nel nulla, ma trasformiamola in un grido di protesta per un sistema sanitario che merita di essere migliore, per tutti noi. E che ogni vita, grande o piccola che sia, venga sempre valorizzata e tutelata.

Fonte

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