Napoli: permesso di semilibertà per Ugo De Lucia, killer di Gelsomina Verde
Ugo De Lucia, già condannato all’ergastolo per l’omicidio di Gelsomina Verde, ha ottenuto un permesso di semilibertà per partecipare a un battesimo a Secondigliano. La decisione è stata presa dall’ufficio di sorveglianza di Venezia e ha riacceso il dibattito sulla giustizia e sul diritto di rieducazione.
Gelsomina Verde, conosciuta come “Mina”, fu assassinata il 21 novembre 2004 durante la prima faida di Scampia e Secondigliano, un periodo caratterizzato da violente lotte tra il clan Di Lauro e gli scissionisti Amato-Pagano. Secondo le ricostruzioni, il rapimento di Gelsomina avvenne in quanto considerata erroneamente in possesso di informazioni su Gennaro Notturno, legato agli scissionisti. La giovane, all’epoca dei fatti, aveva 21 anni e non era affiliata a nessun clan.
Il sequestro si trasformò in un drammatico atto di violenza. Gelsomina subì torture per ore e fu successivamente uccisa con tre colpi di pistola alla nuca. I suoi aguzzini tentarono di distruggere le prove bruciando il corpo all’interno di un’automobile. La sua vicenda colpì l’opinione pubblica, rendendola un simbolo di vittima innocente della criminalità organizzata.
L’iter giudiziario si concluse, il 4 aprile 2006, con la condanna all’ergastolo per De Lucia, identificato come esecutore materiale dell’omicidio. Anche Pietro Esposito ricevette una pena di 7 anni e 4 mesi. Nel 2019, la Cassazione respinse la richiesta di revisione da parte di De Lucia, consolidando la sua condanna.
Un altro attore del caso, Cosimo Di Lauro, inizialmente condannato come mandante nel 2008, fu poi assolto nel 2010. Le dinamiche giudiziarie evidenziarono come la complessità della verità processuale fosse ben diversa dall’esecuzione materiale del delitto.
Nel 2023, nuove indagini hanno portato all’individuazione di ulteriori partecipanti al crimine. Luigi De Lucia e Pasquale Rinaldi, entrambi condannati a 30 anni, furono riconosciuti implicati nell’azione, in particolare nel sostegno logistico durante il rapimento. La sentenza del Gup di Napoli, Valentina Giovanniello, è stata emessa su richiesta dei pubblici ministeri Maurizio De Marco e Stefania Di Dona.
La storia di Gelsomina Verde continua a rivestire un’importanza significativa nella memoria collettiva. Attraverso iniziative e attività sociali promosse dalla famiglia, il dolore è stato trasformato in un impegno per la giustizia e la legalità. La recente concessione di un permesso penitenziario a De Lucia è stata percepita come un affronto dalle famiglie delle vittime, riannodando i fili di una narrazione ancora aperta e dolorosa.
Le indagini proseguono e ulteriori sviluppi potrebbero emergere nelle prossime settimane, continuando a tenere viva l’attenzione sulla questione della giustizia nei confronti delle vittime della camorra.