Il femminicidio di Zoe Trinchero: una tragedia che riflette le nostre omissioni e silenzi.

Il femminicidio di Zoe Trinchero: una tragedia che riflette le nostre omissioni e silenzi.

Il Femminicidio di Zoe Trinchero e il Silenzio Assordante di una Nazione

Non ci sono parole che possano veramente racchiudere l’amarezza e la rabbia che tanti di noi, napoletani e non, proviamo di fronte all’ennesimo femminicidio. Quella di Zoe Trinchero, solo 17 anni, uccisa da un giovane italiano, Alex Manna, succede in un contesto che, per quanto vorremmo illuderci, è ben lontano dall’essere cambiato. È una tragedia che non solo ci colpisce come singoli, ma urla a gran voce un’inquietante verità: la cultura patriarcale è ancora ben radicata, e il silenzio delle istituzioni suggerisce che tutto ciò non interessa.

Zoe Trinchero non è solo una vita spezzata. La sua morte è il riflesso di una società che continua a giustificare la violenza, a passare sotto silenzio le tragedie e a minimizzare la gravità della violenza di genere. Quando una giovane donna perde la vita per mano di un uomo, gli unici a pagare il prezzo di questo brutale risveglio sono i cittadini onesti, quelli che cercano solo un posto sicuro e dignitoso in cui vivere.

Tra i napoletani cresce l’amarezza nel vedere come si continui a rifugiarsi in un discorso che demonizza gli “altri”, gli stranieri, per spostare l’attenzione dalle vere emergenze interne. La narrazione che circonda il femminicidio di Zoe mette in evidenza come, davanti a una cultura che glorifica la violenza e il possesso, emergano soluzioni superficiali che non affrontano la radice del problema. In questa città, più di altre, le ferite sono evidenti. Ciò che ci unisce è l’orgoglio e il desiderio di difendere la nostra terra, un desiderio che non scompare mai, nemmeno di fronte alla tragedia.

E qui, a Napoli, dove ogni giorno ci battiamo con umiltà e determinazione, ci chiediamo: quali sussulti devono ancora avvenire per fare in modo che queste vite non vengano più spezzate? Ci sono indignazione e protesta, ma la nostra voce, in quanto cittadini, sembra quasi silenziata, schiacciata da una narrazione che continua a girare su se stessa, dimenticando le vere battaglie da combattere.

Non possiamo fare a meno di chiederci: perché il femminicidio di una ragazza italiana non suscita lo stesso clamore delle omicidi di giovani donne con origini diverse? La risposta sembra essere, purtroppo, un riflesso dello stigma e dei pregiudizi che permeano la nostra società. Ci viene detto che “la violenza è solo una questione sociale”, eppure le demagogie politiche ci portano su sentieri pericolosi, colpevolizzando alcuni mentre si fa poco per i veri colpevoli.

Siamo stanchi di una narrativa che sfrutta il dolore altrui per promuovere l’ennesimo decreta repressivo, un modo come un altro per canalizzare la paura in un nemico da combattere. Le vere questioni di sicurezza, quelle che colpiscono tutti noi, non vengono mai affrontate. La questione è proprio questa: che fine ha fatto la vita di chi indaga su radici più profonde del problema? Che fine ha fatto il dibattito sulla cura e l’educazione, anziché sull’arma e la punizione?

Dobbiamo alzare la voce, e non solo per il dolore di Zoe. Dobbiamo lottare affinché il suo ricordo non venga ridotto a un mero dato di cronaca, ma diventi il faro di una nuova consapevolezza. Possiamo e dobbiamo pretendere di essere ascoltati, di non essere considerati solo una massa incolore di cittadini inerti.

Guardiamo Napoli, la nostra città, con occhi critici e rivendicativi. Non possiamo permettere che la nostra bellezza venga offuscata dalla violenza, che la nostra storia venga scritta dal silenzio complice. In tanti provano rabbia e delusione, ma soprattutto, in tanti vogliono agire. È ora di creare una sinergia tra noi cittadini, di farci sentire e di trasmettere il messaggio che vogliamo vivere in un mondo più giusto.

Il femminicidio di Zoe deve diventare un punto di partenza, non di arrivo. Parliamo, combattiamo, risolleviamo il velo che avvolge la nostra società e diamo voce a chi non ce l’ha più. Trasformiamo l’amarezza in azione. Onoriamo la memoria di Zoe, di ogni donna, di ogni vita perduta. Perché Napoli merita di essere una città dove la vita è sacra, e non solo un tremendo ricordo.

Fonte

Zoe Trinchero, avvocato della famiglia: “L’assassino ha premeditato l’isolamento per attirarla”

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