Nel cuore pulsante di Napoli, un’altra inchiesta scuote le fondamenta di un sistema già fragile. Sedici misure cautelari, tutte ai domiciliari, sono state richieste dalla Procura europea per un’inchiesta sui fondi comunitari destinate all’istruzione. La situazione è esplosiva e ha radici profonde, toccando non solo la Periferia ma anche le istituzioni centrali.
Il caso, nato tra le strade del quartiere Zen di Palermo, potrebbe avere ripercussioni ben oltre la Sicilia. Come ha affermato un investigatore: “Ci sono oltre le misure cautelari, un’intera rete di corruzione da smascherare”. La Procura è convinta che ci sia molto di più della sola gestione di fondi. In tutto ciò, le dichiarazioni di Alessandra Conigliaro, una dipendente di una delle società coinvolte, hanno dato il via a una serrata indagine che colpisce nomi di spicco.
Il modus operandi era chiaro: un presunto “sistema perverso” che coinvolgeva docenti, dipendenti pubblici e personale universitario. Secondo quanto emerso, i beni e i servizi venivano affidati a tre aziende — Informatica Commerciale, R-Store e Databroker — in cambio di vantaggi personali, definibili come veri e propri “tesoretti”. “A fronte di atti amministrativi formalmente regolari, il danno all’istruzione è evidente”, sostengono gli inquirenti, evidenziando l’asse conduttore tra causa pubblica e interessi privati.
Al centro di tutte le attenzione c’è R-Store, una società con una rete capillare e connessioni strategiche a Napoli. Indagato è Mario Piacenti, considerato il collante tra la società e gli appalti, e il suo nome si intreccia con quello di Giancarlo Fimiani, l’amministratore delegato, che secondo le accuse aveva le redini in mano, orchestrando operazioni che sapevano di truffa.
Ma non si tratta solo di aziende. I docenti delle università, a partire da figure note della Federico II fino ad arrivare al CNR, sono coinvolti. I nomi scottanti fanno tremare le mura accademiche: un mix di credibilità e tradimento che porta a riflettere su quanto la fiducia sia stata tradita proprio da chi avrebbe dovuto formare le generazioni future.
Ora, gli occhi sono puntati su Palermo, dove il giudice per le indagini preliminari si prepara a valutare la richiesta di domiciliari. La tensione è palpabile: i presunti colpevoli, che spaziano da Napoli a Bari e oltre, attendono l’interrogatorio con un futuro incerto.
“Tutti ci aspettiamo risposte immediate, ma il cammino è lungo”, dicono i cittadini, angosciati dal susseguirsi di notizie che parlano di una Napoli alle prese con la sua reputazione. E così, mentre si attende di capire come si muoverà la giustizia, ci si interroga su che futuro attende questa città, tra speranze di rinascita e le ombre di un passato che fatica a svanire.