Titolo: Napoli e la Musica Strappata: Gigi Finizio nel Mirino dei Clan
Napoli, la mia amata città, non smette mai di stupirmi, ma purtroppo non sempre in modo positivo. Oggi, mentre cammino per le strade di questa metropoli vibrante e pregna di cultura, un’eco di amarezza attraversa l’aria: un concerto di Gigi Finizio, un simbolo della nostra musica, è stato messo a repentaglio dagli artigli affilati della criminalità. È inaccettabile che per celebrare la nostra arte, per inondare l’aria di melodie che raccontano storie, ci si debba confrontare con l’ombra di clan spietati e rapaci.
Recentemente, i carabinieri hanno eseguito 14 misure cautelari contro i clan Ranucci, Verde e Puca, attivi in territori che dovrebbero essere luoghi di festa e battiti di tamburo, ma che purtroppo spesso si trasformano in teatri di violenza e intimidazione. Tra le vittime di questa vergogna, il nostro compaesano Gigi Finizio, costretto a subire un’estorsione per poter esibirsi a Sant’Antimo nel 2017. Un’informazione che ci lascia senza parole: l’entourage del cantante avrebbe dovuto pagare 5mila euro per garantire un evento che invece doveva celebrare la nostra cultura e il nostro orgoglio, non essere un’occasione per arricchire i clan.
Immaginate la scena: la musica che si mescola ai colori della nostra città, alle risate delle famiglie, eppure dietro le quinte si cela il triste gioco dell’estorsione. In un’intercettazione choc, i membri del clan discutevano di come impedire il concerto se non fosse stato pagato il “dazio”. È inaccettabile! La musica napoletana, patrimonio dell’umanità, non può e non deve diventare una merce su cui speculare.
Molti napoletani si chiedono: cosa deve succedere affinché la nostra città venga difesa? Perché i cittadini onesti, quelli che ogni giorno si scontrano con il caos e la bellezza di Napoli, devono pagare il prezzo della violenza e dell’illegalità? La rabbia e la delusione crescono tra i cittadini, che vedono la nostra cultura sacrificata sull’altare del malaffare. Questa non è solo una questione di estorsione; è un affronto alla nostra identità, un attacco al cuore pulsante della nostra comunità.
Non possiamo permettere che racconti come questo diventino la norma. Napoli è molto più della sua ombra. È una città di artisti, di storie, di passione e di resistenza. Siamo noi a dover alzare la voce, a difenderla da narrazioni negative e stereotipate che riducono la nostra esistenza a un pugno di criminali e fazioni. In tanti provano un orgoglio immenso per i nostri artisti, i nostri talenti, e vedere Gigi Finizio, rappresentante di una tradizione musicale che ci unisce, costretto a questo gioco indegno, non può che farci indignare.
La musica deve tornare a essere un simbolo di libertà e unità, non il campo di battaglia per guerre tra clan. La denuncia di questo scandalo è un passo necessario per ridare dignità al nostro voler vivere e amare Napoli in tutte le sue sfaccettature. È tempo che, come cittadini, ci tassiamo di fermarci a riflettere: cosa possiamo fare noi? Come possiamo unire le forze per estirpare le radici del malaffare dalla nostra realtà quotidiana?
È nell’unione che troveremo la forza per affrontare questa sfida. Riportiamo la nostra città alla luce, facciamo in modo che storie di miseria come quelle che coinvolgono Gigi Finizio diventino un lontano ricordo. Solo così potremo continuare a cantare le canzoni che parlano di amore, di speranza e di un futuro migliore per Napoli. Perché, in fondo, ciò che siamo non può essere ridotto a ciò che alcuni pochi vogliono che diventi. La lotta è cominciata, e noi, napoletani, non ci tireremo indietro.