Difesa di Giuseppe Musella: Un video contesta le accuse di fuga dopo l’omicidio della sorella
A Napoli, Giuseppe Musella, 25enne accusato dell’omicidio della sorella Jlenia Musella, è al centro di una linea difensiva che utilizza un video virale per smentire le ipotesi di fuga dall’ospedale. Gli eventi si sono verificati la notte tra il 4 e il 5 febbraio, presso l’ospedale Villa Betania a Ponticelli, dove Jlenia è deceduta in seguito a una lite familiare.
Secondo una prima ricostruzione degli avvocati Andrea Fabozzo e Leopoldo Perone, difensori di Musella, il video mostra il giovane non allontanarsi dal pronto soccorso dopo la notizia della morte della sorella. Nel filmato, diffuso su TikTok, Musella appare senza maglia, in compagnia della madre, mentre i medici comunicano la tragica notizia.
Musella non scappa, come invece ipotizzato dagli inquirenti. Si siede sul muretto dell’ingresso riservato alle ambulanze, con le mani sulla fronte e una sigaretta in mano, mentre la madre esprime disperazione. La difesa sostiene che queste immagini dimostrino l’assenza di una condotta fuggitiva immediata dopo l’aggressione.
Giuseppe Musella rimane in carcere a Secondigliano. Gli atti processuali indicano che il movente della lite, culminata nella violenza, non è ancora stato chiarito del tutto. Gli investigatori, tra cui la Squadra Mobile, attendono ulteriori elementi dalle perizie in corso.
Un primo punto fermo emerge dall’autopsia, eseguita contestualmente all’udienza di convalida del fermo. Secondo i risultati preliminari, diffusi dalla procura, la morte di Jlenia è stata causata da una lesione all’aorta, sufficiente a provocare un’emorragia fatale. Gli esperti hanno anche rilevato una lesione al polmone, ma non considerata determinante.
La difesa, tramite l’avvocato Fabozzo, commenta questi esiti basandosi sul parere del proprio consulente presente all’esame. “È plausibile che la ferita sia stata provocata dal lancio del coltello”, ha dichiarato Fabozzo, precisando che ulteriori accertamenti sono necessari per confermare questa ipotesi. Il legale ha aggiunto che la lesione all’aorta potrebbe essere compatibile con un’arma scagliata e non impugnata.
La ricostruzione degli investigatori, basata sulle confessioni di Musella, colloca l’omicidio al termine di una lite domestica. Jlenia avrebbe ferito il cagnolino del fratello, a cui era particolarmente legato. Subito dopo, Musella ha ammesso di aver scagliato il coltello senza l’intenzione di uccidere, come dichiarato alla Squadra Mobile e confermato durante l’udienza di convalida.
Tuttavia, il gip Maria Rosaria Aufieri non ha accolto questa versione. Nell’ordinanza di convalida, il giudice ha motivato la custodia cautelare per omicidio volontario aggravato, sostenendo che l’ipotesi del coltello lanciato “non regge”. Secondo il gip, tale dinamica richiederebbe “freddezza e coraggio” incompatibili con il comportamento successivo dell’imputato, e la ferita mortale sarebbe stata inferta da distanza ravvicinata.
A influire sulla decisione del giudice è stata anche la condotta di Musella dopo il fatto. L’ordinanza cita tentativi di depistaggio, come la cancellazione dei profili social, per alterare la verità degli eventi. Di conseguenza, la richiesta della difesa di riqualificare il reato in preterintenzionale è stata respinta.
Le indagini continuano, con gli inquirenti in attesa del deposito della relazione medico-legale entro 60 giorni. Ulteriori riscontri potrebbero chiarire il movente e le dinamiche esatte, mentre la procura valuta eventuali sviluppi basati su nuove prove.