DDA di Napoli chiede condanne per carabiniere corrotto e ras della 167 ad Arzano

DDA di Napoli chiede condanne per carabiniere corrotto e ras della 167 ad Arzano

Processo a Napoli: Procura Antimafia chiede condanne per corruzione legata al clan Amato-Pagano

A Napoli, la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) ha richiesto pene severe nel processo per corruzione e favoreggiamento aggravato dal metodo mafioso, collegato agli affari del clan Amato-Pagano nella zona di Arzano. Il pm della DDA, Francesco Caputo, ha formulato le richieste durante un’udienza di primo grado con rito abbreviato, davanti al gip Francesca Campanaro, a seguito degli arresti scattati lo scorso marzo.

Il processo è iniziato dopo una complessa indagine su presunte collusioni tra un carabiniere e esponenti del clan. Secondo la ricostruzione della Procura, Giuseppe Improta, ex luogotenente dei carabinieri in servizio alla Dia di Napoli, avrebbe ricevuto pagamenti e favori dal clan in cambio di informazioni sensibili.

Tra le richieste di condanna, Improta rischia la pena più alta: 9 anni e 2 mesi di reclusione, come sollecitato dal pm Caputo. Gli imputati principali includono anche Mariano Monfregolo, per il quale è stata chiesta una condanna a 8 anni e 9 mesi, e Giuseppe Monfregolo, con una richiesta di 8 anni e 6 mesi.

Aldo Bianco, indicato dalla Procura come elemento di spicco del clan, vede una richiesta di 7 anni e 10 mesi. Queste pene, secondo la DDA, riflettono l’impianto accusatorio basato su prove raccolte durante l’inchiesta.

L’inchiesta ha documentato che Improta avrebbe percepito uno “stipendio” mensile di circa 1.000 euro dal clan, oltre a regali in natura come bottiglie di vino, capi d’abbigliamento e servizi di manutenzione per auto e abitazioni. In cambio, il carabiniere avrebbe fornito soffiate su indagini in corso, agevolando operazioni del sodalizio criminale.

Tra le contestazioni più gravi, secondo gli atti della Procura, figurano la rivelazione di segreti d’ufficio, inclusa l’imminenza di misure cautelarie e l’installazione di telecamere di sorveglianza. Questo avrebbe permesso fughe di indagati e favorito la latitanza di esponenti del clan.

L’indagine, partita dalle intercettazioni ambientali nell’auto di Giuseppe Monfregolo, era stata inizialmente archiviata per mancanza di riscontri. La svolta è arrivata con le dichiarazioni dei pentiti Pasquale Cristiano e suo padre Pietro Cristiano, entrambi ex referenti del clan Amato-Pagano nella 167 di Arzano, che hanno confermato il rapporto corruttivo tra Improta e il clan, durato dal 2015 al 2023.

Secondo le fonti investigative, tra cui la DDA e i carabinieri, il carabiniere avrebbe redatto false relazioni di buona condotta per un boss sottoposto a sorveglianza speciale e omesso la notifica di provvedimenti restrittivi. Queste accuse delineano un sistema di collusione tra Stato e criminalità organizzata.

Ora, la parola passa alle difese, composte dagli avvocati Roberto Saccomanno, Claudio Davino, Pollio, D’Auria e Ascione. Gli avvocati dovranno contestare l’impianto probatorio, che la Procura ritiene solido e coerente.

Le indagini continuano, con possibili sviluppi legati alle repliche difensive nelle prossime udienze. La DDA monitora attentamente il caso per garantire un esito definitivo.

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