Regione Campania: tra buone intenzioni e realtà, i cittadini chiedono di più
Napoli, la nostra città, è un mosaico di passioni, tradizioni e speranze infrante. Ogni mattina camminiamo per le strade di questo meraviglioso labirinto, con le sue mille sfide. Eppure, il rientro delle istituzioni in un’opera di grande entusiasmo sembra ad oggi ben lontano dalla realtà che noi, napoletani, viviamo.
Recentemente, il Consiglio regionale della Campania ha ufficialmente avviato le sue attività con la composizione delle commissioni permanenti e l’arrivo di proposte di legge. Tra queste, uno dei provvedimenti più significativi è quello finalizzato a garantire una “retribuzione oraria minima nei contratti pubblici di appalto”. Una bella intenzione, ma molti napoletani si chiedono: sarà mai realizzata? La burocrazia, si sa, è un mostro che ingoia anche le migliori intenzioni. E mentre i tempi si allungano e i disegni di legge si accumulano, ci troviamo di fronte a un’amara realtà: le difficoltà di chi lavora per vivere non aspettano i tempi della politica.
Tra i cittadini cresce l’amarezza. Sapere che la retribuzione minima è sulla carta mentre moltissimi di noi si barcamenano tra lavori precari e stipendi miserevoli è una ferita aperta. Signore e signori delle istituzioni, sapete forse che ogni giorno il napoletano onesto è il primo a pagare le conseguenze di questa inefficienza? La nostra dignità si sgretola mentre speriamo in un futuro migliore, ma i passi che state muovendo sembrano piccoli, quasi timidi.
Ma non finisce qui. Il dibattito su questioni come la violenza di genere e la salute delle persone con gravi disabilità è stato sollevato, ma anche in questo caso ci sarebbe bisogno di immediatezza. La proposta di un “sistema di misure organico e unitario” contro la violenza maschile sulle donne è un ottimo punto di partenza, ma sappiamo bene che le parole devono tradursi in azione concreta. Le donne napoletane meritano più di una promessa: meritano sicurezza, protezione e supporto tangibile.
L’iniziativa riguardante le isole campane segna l’inizio di un nuovo approccio che, sebbene ispirato, ci lascia un po’ a smarriti. Riconoscere Ischia, Procida e Capri come zone disagiate è un passo positivo, ma non basta. In molti provano rabbia e delusione di fronte all’idea che le nostre aree più belle subiscano sempre di più le conseguenze dell’abbandono.
E non dimentichiamo i caregiver, eroi silenziosi che ogni giorno si prendono cura di familiari non autosufficienti. È un tema che merita un’attenzione prioritaria, una rete di supporto che deve sorgere immediatamente. I cittadini non possono affrontare da soli queste complessità: è necessario un impegno concreto da parte della politica.
Mentre le istituzioni si avviano cautamente verso l’operatività, noi, cittadini di Napoli, chiediamo una stagione di cambiamento vero. Questi provvedimenti devono essere seguiti da una vera volontà di ascoltare e dialogare con chi vive quotidianamente la città. Roma non può continuare a ignorarci, e noi non possiamo restare fermi. A Napoli c’è un’energia palpabile, una voglia di riprendersi il futuro e di non lasciare la nostra città al caso.
La vera domanda è: i nostri rappresentanti sapranno rispondere a questa richiesta di giustizia e dignità? È tempo di accendere il dibattito, di sollevare la voce e di lottare per un Napoli che meritiamo, non solo per noi stessi, ma per le generazioni future. Perché Napoli è, e rimarrà sempre, un simbolo di resistenza e orgoglio.