A Casavatore, la tensione è alle stelle. Una rapina avvenuta di recente ha scosso il fragile equilibrio della criminalità organizzata partenopea. Un colpo audace che ha visti protagonisti non solo i locali, ma anche i colossi della ‘ndrangheta, destinato a far discutere nelle strade strette di Napoli.
L’azione, orchestrata da un clan napoletano, ha portato via un carico di droga destinato al clan Amato Pagano. “Non è solo una rapina, è un affronto”, racconta un residente di Secondigliano, testimone delle conseguenze devastanti di un simile atto. I “Girati”, figura emblematica del traffico di droga nella zona, stanno vivendo un momento critico. La rapina ha acceso il campanello d’allerta, innescando una reazione a catena che potrebbe essere letale.
Già, perché la ‘ndrangheta non perdona. Secondo fonti investigative, la risposta non si è fatta attendere: centoventimila euro sulla testa di Simone Bartiromo “Jet”, l’autore della soffiata, un segnale che in questo mondo crudele non esistono pietà né indulgenza. “Il timore è forte”, ha dichiarato Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli. “Questa connessione tra i clan sta creando un nuovo fronte di pericolo.”
Il clan Vanella Grassi, già in ascesa, si è ora ritrovato al centro di un sistema di approvvigionamento internazionale, con legami che si estendono fino alla Spagna. Gli arresti di figure chiave, come Pasquale Vanacore, alias “el chapo”, non hanno fermato l’impennata nei traffici. Lo stesso Angrisano, suo successore nei rifornimenti, ha rapidamente tessuto una rete di alleanze a Malaga, riportando le rotte della cocaina nel mirino di Napoli.
Ma le conseguenze di questi giochi di potere possono essere fatali. La morte di Camillo Esposito, uno dei protagonisti della rapina, ha portato con sé un’ombra inquietante: quella di una faida che potrebbe esplodere da un momento all’altro. Già, perché gli equilibri di Scampia sono fragili e si reggono su un filo sottile. La connessione tra la sua morte e la rapina è un interrogativo che gonfia l’aria di inquietudine nelle zone popolari.
“Credevi che stessimo scherzando?” si chiedeva Gino “o’Zuppone”, lasciando sottointeso che nel mondo della malavita non ci sono scusanti né scherzi. Ora, a distanza di due anni, la risposta che potrebbe giungere è ben più inquietante e incerta. Come si muoveranno i clan? Cosa accadrà nelle ore e nei giorni a venire? Le strade di Napoli sono pronte ad accogliere un altro capitolo in questa storia di fuoco e fiamme, ma il costo potrebbe essere insostenibile.