La Storia di Rosaria e Michele: Una Vita Vissuta tra le Mura di Borgo Coroglio
Napoli, la mia amata città, ci ha dato tanto, ma in questo momento sembra volerci portare via anche ciò che abbiamo di più caro. Oggi parliamo di Rosaria Spina e Michele Bellopede, due ottantenni che, dopo settant’anni di vita in Borgo Coroglio, sono stati messi alla porta. Per loro, la casa non è solo un tetto sopra la testa, ma il custode di una storia, di una famiglia e di una comunità che ha lottato e resistito nel tempo.
Rosaria e Michele hanno vissuto sempre lì, tra le strade e le storie di un borgo che ha visto passare generazioni. A dicembre del 2024, un vincolo di esproprio era già calato sul Borgo, e in tanti si sono chiesti che fine avrebbero fatto gli inquilini storici come loro. Ora, a pochi mesi dalla promessa di nuovi alloggi all’ex area Italsider, si trovano a dover abbandonare la loro casa. “Non sappiamo dove andare”, ci dicono con gli occhi che raccontano la fragilità della loro situazione.
La notizia non è solo la loro, ma è di tutti noi napoletani. Il cuore della città batte forte, eppure sembra dimenticato dalle istituzioni che dovrebbero tutelarlo. Molti napoletani si chiedono: come è possibile che due anziani, una coppia già provata dalla vita, possano trovarsi in una simile situazione? La storia di Rosaria e Michele è la storia di una comunità intera, di un passato che non può e non deve essere cancellato.
Tra i cittadini cresce l’amarezza. Gli sfratti, sempre più frequenti, sono un colpo mortale per la cosiddetta “Napoli bene”, quella che resiste e rinasce malgrado tutto. Ma la realtà è diversa: per i residenti storici, quelli che hanno contribuito a rendere Napoli ciò che è, non c’è spazio nei progetti di riqualificazione. “Invitalia ci aveva rassicurato”, raccontano. E ora? Le promesse di aiuto svaniscono come nuvole nel cielo di Napoli, mentre la vita quotidiana continua a essere un campo di battaglia.
Gabriele Casillo, del Comitato spontaneo Borgo Coroglio, ha chiesto un intervento urgente per fermare gli sfratti, sottolineando il rischio di aggravare la condizione di fragilità delle famiglie coinvolte. Ma chi ascolta? Siamo stanchi di aspettare risposte che tardano ad arrivare. Qui non si parla di numeri o piani urbanistici; si parla di persone, di vite spezzate e di un futuro incerto.
Chi vive la nostra città ogni giorno sa bene che Napoli non è solo una cartolina. Qui, le storie delle persone si intrecciano con il nostro presente e il nostro futuro. Ciò che accade al Borgo Coroglio è emblematico di una realtà che troppo spesso viene ignorata. “Chiediamo aiuto alle istituzioni”, dicono Rosaria e Michele. E noi, cittadini di Napoli, ci uniamo a questo appello.
La chiusura della vicenda di Rosaria e Michele potrebbe essere un simbolo di speranza, se solo le istituzioni decidessero di ascoltare. La loro storia è una chiamata a raccolta per tutti noi, un invito a non restare indifferenti. In città, il dibattito è acceso e le voci si moltiplicano: l’immagine di Napoli non può essere quella di una metropoli che sfratta i suoi anziani mentre i progetti di riqualificazione sembrano non avere spazio per chi ha costruito la storia di questi luoghi.
È tempo di agire, di fermare questo scempio e di dare un futuro a chi ha dato tanto alla nostra Napoli. La lotta per Rosaria e Michele è la lotta di tutti noi: in nome della dignità, della giustizia e della nostra storia comune. Non lasciamo che il silenzio prevalga ancora una volta.