Aziende partecipate in Campania: Fico propone tagli a CdA, doppi incarichi e pensionati

Aziende partecipate in Campania: Fico propone tagli a CdA, doppi incarichi e pensionati

Napoli merita di più: La nuova governance di Fico e le speranze dei cittadini

Napoli, la mia amata città, vive nell’incertezza e nell’imbarazzo. I palazzi storici che la avvolgono raccontano storie di grandezza e cultura, ma anche di un’amministrazione che, negli ultimi anni, sembra aver abbandonato i suoi cittadini. Oggi, con l’arrivo della governance di Roberto Fico, ci troviamo a interrogarsi: è davvero una nuova alba per Napoli o solo un’altra occasione sprecata?

Il 19 febbraio, si è discusso in giunta la delibera che segna un cambiamento radicale nella direzione dell’ente regionale. Abbandonando le prassi consolidate dell’era De Luca, il nuovo documento di Fico propone una serie di modifiche significative. Dall’abolizione dei Consigli di Amministrazione all’introduzione di sistemi di monitoraggio rigorosi, questo piano offre un’illusione di cambiamento. Ma approfondendo, molti napoletani si chiedono: “Qual è il reale obiettivo di queste misure?”

La gestione centralizzata prevista dalla nuova delibera e la rimozione degli organi collegiali sembrano rispondere più a logiche di potere che a reali necessità. Tra i cittadini cresce l’amarezza, perché queste scelte non sembrano coltivare il bene comune ma piuttosto assoggettare ulteriormente il lavoro degli enti pubblici a un’unica voce, quella dell’Amministratore Unico. È una scelta che fa sorgere domande: chi garantirà la democraticità di queste decisioni? Cosa accadrà alle competenze diversificate che un CdA può portare?

In un recente passato, la Campania ha già assistito a episodi di mala gestione e corruzione che hanno danneggiato l’immagine della nostra terra. E ora, mentre vengono introdotti divieti nei confronti dei dirigenti in pensione e si promette una “pulizia etica”, in tanti provano rabbia e delusione. È proprio in questi momenti che il cittadini onesti pagano il prezzo più alto: sono sempre loro a subire le conseguenze di scelte avventate e di una governance carente.

Una novità interessante è l’approccio sulla spesa pubblica, che ora si fa più rigoroso con obblighi matematici. Viene introdotta la clausola secondo cui le spese per incarichi e consulenze devono diminuire se il fatturato resta stagnante. Ma perché non applicare lo stesso principio alle retribuzioni dei dirigenti? Molti napoletani si chiedono se queste misure non siano semplici manovre per guadagnare consenso, piuttosto che un autentico segnale di cambiamento.

L’inclusione delle fondazioni culturali nel regime di rigore è un altro punto controverso. Può sembrare una mossa positiva, ma molte associazioni locali si sentono minacciate da un monitoraggio pressante che rischia di soffocare la loro creatività e innovazione. Napoli è un centro pulsante di cultura e arte; in tanti temono che queste restrizioni possano trasformarsi in un’ulteriore penalizzazione per chi lavora instancabilmente per valorizzare la nostra identità.

Infine, la coraggiosa decisione di stipulare condizioni rigide per i compensi straordinari, rendendo i controlli digitali essenziali per il riconoscimento di qualsiasi pagamento aggiuntivo, è un passo avanti, ma lascia irrisolto un dubbio fondamentale: servono a tutelare i cittadini o a inculcare un clima di sfiducia nelle istituzioni?

Il 30 aprile 2026 sarà il giorno della verità, quando gli statuti dovranno essere modificati e le nuove norme attuate. Napolitani, è il nostro momento per far sentire la nostra voce. Non possiamo restare in silenzio, dobbiamo lottare affinché la nostra città non venga solo gestita, ma amata e rispettata. Napoli merita di più, e noi siamo qui per farlo capire chiaramente a chiunque si prenda l’onore — e il dovere — di governarla.

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