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Svelando i flussi di droga legate ai Mazzarella la Dda reclama 228 anni di carcere

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Svelando i flussi di droga legate ai Mazzarella la Dda reclama 228 anni di carcere

Confessioni nel processo al clan Mazzarella: 14 membri ammettono il traffico di droga a Napoli, svelando i legami oscuri della camorra. #Napoli #Camorra #Giustizia

Immaginate le strade affollate dell’area orientale di Napoli, dove il Vesuvio in lontananza sembra quasi vegliare su una rete invisibile di alleanze e traffici illeciti. Qui, in un’aula di tribunale che riecheggia di voci e speranze, il processo per un vasto traffico di stupefacenti sta raggiungendo il suo culmine, segnato dalle confessioni di chi ha scelto di ammettere le proprie colpe in cerca di clemenza.

Tra i banchi degli imputati, 14 su 21 persone hanno rotto il silenzio, depositando memoriali difensivi e sperando in attenuanti generiche per alleggerire le loro pene. Questo momento non è solo un capitolo legale, ma un riflesso della tensione sociale che pervade quartieri come Somma Vesuviana, dove il controllo criminale pesa sulle vite quotidiane, influenzando famiglie e commerci. Tra i nomi che hanno parlato ci sono Raffaele Anastasio, Fabio Annunziata, Antonio Baia, Clemente Correale, Enzo Cuozzo, Roberto De Bernardo, Rosario De Bernardo, Clemente Di Cicco, Salvatore Esposito, Alessandro Lanzone, Salvatore Lanzone, Michele Mazzarella, Carmela Miranda e Francesco Scurti – figure che ora emergono dal’ombra di un sistema ben radicato.

Al centro di tutto, indagini dei Carabinieri di Castello di Cisterna hanno portato alla luce due associazioni criminali, apparentemente autonome ma unite sotto l’influenza del clan Mazzarella. Michele Mazzarella, detenuto a Siracusa e descritto come il garante di un monopolio sull’area vesuviana, orchestrava operazioni dal carcere, autorizzando piazze di spaccio e gestendo flussi di droga e denaro per sostenere il clan e i suoi affiliati. È una struttura che, come emerge dalle oltre 250 pagine dell’ordinanza cautelare, impone il suo dominio con regole ferree, risolvendo conflitti e perfino questioni personali, in un intreccio di potere che abbraccia il territorio e le comunità.

Il cuore pulsante: la piazza di spaccio al Parco Fiordaliso

Proprio in quel verde del Parco Fiordaliso a Somma Vesuviana, si concentrava l’attività febbrile, con cocaina, crack, hashish e marijuana che cambiavano mani sotto gli occhi di una comunità stanca. Rosario De Bernardo, fratello di Vincenzo “Pisello” – ucciso in un agguato nel 2015 – ne era il pilastro, affiancato da Clemente Correale e Roberto De Bernardo. Dopo l’arresto di Salvatore Di Caprio, l’operazione si riorganizzò con l’approvazione di Mazzarella, arrivata tramite una videochiamata che sottolinea come anche dalle sbarre, il controllo resti saldo. Intorno, altri gruppi operavano in modo indipendente, ma pagavano tangenti settimanali tra i 400 e i 500 euro per mantenere la pace, un tributo che incide sul tessuto sociale e rafforza il senso di intimidazione.

Parallelamente, il clan Anastasio, attivo a Sant’Anastasia e guidato da Raffaele Anastasio, si muoveva con il consenso dei Mazzarella, mantenendo un “filo diretto” come rivelano le intercettazioni. Non si trattava solo di droga, ma di estorsioni e un controllo capillare sul territorio, con momenti emblematici come il summit del 6 febbraio 2024, dove Anastasio definisce i Mazzarella “la Famiglia” e “i fratelli nostri”. È un’affiliazione che evoca rituali mafiosi, come il bacio sulla bocca tra affiliati, simbolo di una gerarchia intimidatoria che permea la vita locale, lasciando un’ombra di paura e dipendenza.

Il pubblico ministero Visone della Dda di Napoli, nella sua requisitoria, ha richiesto condanne per un totale di oltre 228 anni di reclusione, sottolineando la gravità di un’organizzazione capace di influenzare interi quartieri. Ecco le richieste dettagliate:

  • ANASTASIO Raffaele, detto “Felice” – 9 anni
  • ANNUNZIATA Fabio, detto “Masaniello” – 18 anni
  • BAIA Antonio – 8 anni
  • BARRA Antonio – 10 anni e 8 mesi
  • BOVA Rosa – 12 anni
  • BUONOCORE Ferdinando, detto “Bombolone” – 8 anni
  • CILIBERTI Luigi – 8 anni
  • CIVITA Fabio, detto “Zoccola nera” – 12 anni
  • CORREALE Clemente – 13 anni e 4 mesi
  • CUOZZO Enzo – 5 anni e 4 mesi
  • DE BERNARDO Roberto – 8 anni
  • DE BERNARDO Rosario – 18 anni
  • DI CAPRIO Salvatore, detto “Totore” – 18 anni
  • LANZONE Alessandro – 6 anni e 6 mesi
  • LANZONE Salvatore – 7 anni e 10 mesi
  • MARTINIELLO Carmine, detto “’o Cavallaro” – 12 anni
  • MAZZARELLA Michele, detto “’O Fenomeno” – 18 anni
  • MENNA Antonio – 8 anni
  • MIRANDA Carmela – 18 anni e 4 mesi
  • SCURTI Francesco – 9 anni
  • ESPOSITO Salvatore, detto “Cioccolata” – non specificato

Man mano che queste storie emergono, non possiamo ignorare come il peso della camorra continui a modellare la realtà di Napoli, influenzando non solo le vite dei diretti coinvolti, ma l’intero tessuto comunitario. È un promemoria che la lotta per la giustizia è lontana dalla fine, offrendo speranze per un domani più sicuro.

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