Lun. Gen 26th, 2026

Sequestro villa ad Anguillara dei genitori di Carlomagno

Sequestro villa ad Anguillara dei genitori di Carlomagno

Nel cuore di un carcere romano, una famiglia distrutta dal dolore: il peso insostenibile di un delitto e le vite spezzate che seguono #giustizia #tragediafamiliare

Immaginate per un istante il silenzio opprimente di una cella, interrotto solo dal suono di parole che cambiano tutto. Ieri mattina, dentro le mura del carcere di Civitavecchia, Claudio Carlomagno, un uomo di 44 anni da appena otto giorni dietro le sbarre per l’accusa di aver tolto la vita alla moglie Federica e di averne nascosto il corpo, ha ricevuto la notizia più devastante: i suoi genitori si erano suicidati, lasciandolo solo in un vortice di disperazione che nessuno poteva prevedere.

La scena si è svolta in modo quasi surreale, con uno psicologo e uno psichiatra dell’amministrazione penitenziaria al suo fianco, pronti a gestire un momento di fragilità emotiva estrema. I genitori, Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, avevano scelto di porre fine alle loro vite sabato pomeriggio, impiccandosi alla stessa trave del portico della loro villetta ad Anguillara Sabazia – la casa dove il figlio si era rifugiato pochi giorni prima, il 10 gennaio, quando la Procura di Civitavecchia lo aveva iscritto nel registro degli indagati. Quel luogo, ora sigillato dal sequestro, simboleggia come il dolore possa radicarsi nelle mura di una vita quotidiana, trasformandole in un rifugio illusorio.

Non lontano da lì, in via Costantino 9, sempre ad Anguillara, si era consumato l’orrore che ha dato inizio a tutto: l’omicidio di Federica Torzullo, un fatto che Claudio ha confessato durante l’interrogatorio. Da quel momento, la sua esistenza è precipitata in un isolamento forzato. Appena appresa la notizia della morte dei genitori, è stato trasferito in una cella singola, sotto sorveglianza costante della polizia penitenziaria. La direzione del carcere ha agito con urgenza, considerandolo un “soggetto ad alto rischio suicida”, mentre lui gridava il suo tormento, ripetendo di volerla fare finita. È difficile non riflettere su come il legame tra il suo gesto e la tragedia familiare abbia approfondito una ferita già profonda, mostrando quanto il peso di un crimine possa riverberarsi su chi resta.

Tra le voci che emergono da questa storia, quella dell’avvocato difensore Andrea Miroli offre un momento di pausa riflessiva. «Questa vicenda dimostra, più che mai, che anche i familiari di chi commette un reato così grave sono vittime», ha detto con un’empatia che risuona nelle parole successive: «Vittime di un crimine le cui conseguenze si estendono dolorosamente anche a chi non ha alcuna responsabilità. È stata una vera e propria catabasi, una discesa agli inferi, che i signori Carlomagno non sono riusciti a sopportare». Miroli ha sottolineato il rispetto per una lettera lasciata ai familiari, ribadendo: «Su quel contenuto è doveroso mantenere rispetto e privacy», mentre critica il clima tossico che circonda questi eventi. «Ancora ieri sui social si leggevano messaggi come “quella donna ha fatto bene ad ammazzarsi avendo partorito un mostro”», ha osservato, aggiungendo con una nota di avvertimento: «Di fronte a questo, e sapendo quanto la pressione mediatica possa devastare le coscienze, dovremmo tutti esercitare una pedagogia collettiva, affinché simili tragedie non straripino dai confini giuridici».

Secondo il fratello di Claudio, i genitori si sentivano intrappolati dall’ostilità del paese e dalla gogna mediatica, tanto da pianificare di lasciare Anguillara. Ora, Miroli guarda oltre, pensando al figlio di Claudio: “In pochi giorni ha perso la madre, i nonni e, di fatto, il padre. È una tragedia nella tragedia”. L’avvocato si recherà in carcere oggi per valutare le condizioni del suo assistito, un gesto che ricorda quanto le storie come questa tocchino il tessuto stesso delle comunità.

In fondo, questa vicenda ci invita a riflettere su come il dolore non si fermi ai confini di un’aula di tribunale, ma si diffonda nelle vite di innocenti, chiedendoci tutti una maggiore umanità di fronte all’inimmaginabile.

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