Ven. Gen 30th, 2026

Sequestro del ristorante Quattro Passi a Nerano per abusivismo edilizio legato alle sue tre stelle Michelin

Sequestro del ristorante Quattro Passi a Nerano per abusivismo edilizio legato alle sue tre stelle Michelin

Un’icona della gastronomia italiana in catene: il sequestro del ristorante stellato “Quattro Passi” a Nerano solleva dubbi sul prezzo del progresso. #CucinaStellata #AmbienteInPericolo

Immaginate un angolo paradisiaco della Costiera amalfitana, dove uliveti antichi si arrampicano sulle colline e il mare scintilla all’orizzonte. Proprio qui, nel cuore di Nerano, frazione di Massa Lubrense, un ristorante celebrato per le sue tre stelle Michelin – “Quattro Passi” – è stato improvvisamente avvolto dall’ombra di un sequestro dei Carabinieri di Sorrento. Questa mattina, l’operazione ha interrotto la routine di un luogo simbolo di lusso e sapori raffinati, mettendo in luce una storia di espansione edilizia che ha ignorato le regole, con un impatto profondo sul territorio e sulle comunità locali.

Le indagini, avviate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata e condotte dall’Aliquota Operativa del NOR della Compagnia di Sorrento, risalgono al luglio 2025. Gli inquirenti hanno scoperto un quadro allarmante: dal 1982 fino a ottobre 2025, i gestori del complesso hanno eretto un imponente insediamento turistico-ricettivo in un’area protetta da vincoli paesaggistici e ambientali stringenti, senza alcun permesso edilizio valido. È come se, un passo alla volta, un semplice uliveto fosse stato trasformato in un paradiso per gourmet, al costo di compromessi irreversibili per il paesaggio che tutti noi amiamo.

Non si tratta solo di abusi diretti. Le investigazioni hanno rivelato una “condotta quantomeno negligente” da parte del Comune di Massa Lubrense, che ha emesso condoni edilizi pieni di irregolarità: rilasciati decenni dopo le richieste e senza i requisiti necessari. Mentre attendevano queste autorizzazioni, gli edifici continuavano a mutare illegalmente, come confermato dai controlli della Polizia Municipale, trasformando un’area originariamente dedicata alla natura in un affare redditizio.

Nel decreto di sequestro, il GIP non ha usato mezzi termini, descrivendo come “Tali condotte hanno sostanzialmente consentito l’asservimento di una parte del territorio comunale, che era un uliveto, alle necessità di espansione dell’attività edificatoria ed economica/turistico-ricettiva degli indagati, in totale dispregio della morfologia del territorio, dei vincoli ambientali e della disciplina urbanistica”. Queste parole evidenziano non solo le violazioni, ma anche come concessioni edilizie irregolari, ottenute attraverso frazionamenti artificiosi, abbiano superato limiti volumetrici e perso ogni legittimità a causa di modifiche successive. È una critica che fa riflettere su quanto il desiderio di crescita economica possa offuscare la tutela di spazi preziosi per tutti.

Ancora più inquietante è la scoperta che l’intera area era classificata come inedificabile dal PUT, con vincoli assoluti per via della sua importanza ambientale. Il GIP ha dichiarato che “L’intero compendio immobiliare deve qualificarsi quale risultato di un’attività edificatoria illecita continuata e permanente, tuttora priva di legittimazione urbanistico-edilizia”, sottolineando il danno duraturo al paesaggio e all’equilibrio ecologico. In poco più di tre decenni, quello che era un semplice manufatto rurale in un territorio boschivo si è evoluto in un insediamento commerciale di alto livello, lasciando interrogativi su chi protegge davvero questi tesori naturali.

Questa vicenda, che intreccia ambizione e abuso, ci ricorda quanto il nostro territorio non sia solo un backdrop per il turismo, ma un patrimonio vivo che merita rispetto – e come casi del genere tocchino tutti noi, invitandoci a riflettere sul fragile equilibrio tra sviluppo e conservazione.

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