Sab. Gen 24th, 2026

Secondigliano: dopo 30 anni, la trasformazione in futuro con il nuovo Quadrivio

Secondigliano: dopo 30 anni, la trasformazione in futuro con il nuovo Quadrivio

Trent’anni dopo la voragine che ha segnato Secondigliano, un quartiere di Napoli riscopre la speranza in un progetto di rinascita urbana: #RigenerazioneUrbana #Secondigliano

Immaginate un quartiere che, per decenni, ha convissuto con il ricordo di una ferita profonda, aperta come una voragine nel cuore della comunità. Era il 23 gennaio 1996 quando Secondigliano visse un momento tragico che cambiò per sempre il suo Quadrivio, un’area diventata simbolo di abbandono e dolore. Oggi, a trent’anni di distanza, quel luogo non è più solo un’ombra del passato: sta per trasformarsi in un spazio vivo di memoria e incontro, grazie a un ambizioso progetto che unisce le voci dei residenti con l’impegno delle istituzioni.

Al Centro Sandro Pertini, l’evento di presentazione ha riunito la comunità intorno al piano “Era, È e Sarà Quadrivio”, un intervento di rigenerazione urbana finanziato con 745mila euro. Il sindaco di Napoli ha guidato la discussione, sottolineando come questo non sia un semplice restauro, ma un atto di risanamento collettivo. “Oggi siamo qui per onorare una ferita ancora aperta, ma anche per dimostrare che la memoria può e deve diventare il motore del cambiamento. Non ci limitiamo a riempire un vuoto urbano con del cemento: stiamo restituendo ai cittadini uno spazio di partecipazione e di dignità”, ha dichiarato, evocando un senso di empatia che risuona tra le strade affollate del quartiere.

Quello che era un simbolo di tragedia diventerà presto una piazza alberata, progettata per ospitare attività comunitarie, eventi sportivi e momenti di socialità quotidiana. Con pavimentazioni ecologiche e drenanti, l’area non solo ricuce il tessuto urbano tra corso Secondigliano e le Case Celesti, ma integra la memoria del 1996 in modo dinamico: attraverso una nuova toponomastica e il riutilizzo di materiali esistenti, trasformando il ricordo in un elemento vivo della vita quotidiana. È una scelta che, in un certo senso, ricorda come le ferite del passato possano nutrire un futuro più inclusivo, offrendo uno spazio non solo sicuro e accessibile, ma anche profondamente umano.

Al centro di tutto c’è la voce della comunità, coinvolta fin dall’inizio attraverso incontri e focus group avviati a settembre 2025. La vicesindaca e assessora all’Urbanistica ha spiegato con passione come questo progetto vada oltre l’architettura: “Rigenerare il Quadrivio significa innanzitutto operare una ricucitura profonda tra la memoria storica del quartiere e il suo potenziale di sviluppo futuro. Non abbiamo voluto un progetto monumentale e freddo, ma un’infrastruttura sociale aperta. Il disegno della piazza riflette i bisogni emersi dal dialogo con i residenti, rendendo l’urbanistica uno strumento vivo di cittadinanza attiva e di cura del territorio”. In questo modo, il Quadrivio non è più un relitto del 1996, ma un ponte verso relazioni più forti, dove ogni abitante può contribuire a modellare il proprio ambiente.

E così, mentre il quartiere si prepara a voltare pagina, questo progetto diventa un esempio di come la memoria, se intrecciata con la partecipazione, possa davvero cambiare il destino di un luogo e delle persone che lo abitano.

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